Ciò che ascolti a Londra rimane per sempre

Playlist, Viaggi

Non so se, quella che sto per raccontare, sia una sensazione comune o meno.

Se proprio devo essere sincera, non sono nemmeno certa del fatto che, questo articolo, non possa rivelarsi d’un tratto un mero tripudio di parole senza capo nè coda.
Ma ho deciso di tentare, soprattutto perché mi piacciono le conclusioni che non arrivano e i navigatori di parole che non portano mai alla meta predestinata.

Succede che decido di fare un viaggio a Londra e un conseguente – nonché necessario – report della mia esperienza che, tra l’altro, potete trovare qui.
Succede anche che, faccio il mio ritorno in patria poco dopo, ma ci ritorno in un senso prettamente fisico.
Un qualcosa di indefinito ed indefinibile vaga ancora per quelle strade e non so se sia la mia tendenza all’esagerazione a parlare o se, effettivamente, un qualcosa di me sia rimasto laggiú.
Grazie a Dio non mi riferisco a documenti ed oggetti personali, altrimenti tutti questi ricami letterari sarebbero sostituiti da una gif di me stessa mentre mi prendo a sberle, in maniera insistente e continuativa.

Allora tento di recuperare quelle sensazioni e scopro di avere un importante quantitativo di gigabyte sul cellulare per farlo.
Cerco di inserirmi nuovamente nelle vibrazioni dei video e delle innumerevoli fotografie eppure, riesco ad attuare il mio check-in aereo mentale, solo grazie alle canzoni che mi ci hanno accompagnato, per quelle strade.
E d’un tratto, mi rendo conto di quanto la musica sia in grado di stupirmi ancora una volta, anche quando credo di aver scoperto tutti i suoi assi nella manica.

Ho deciso cosí, di parlarvi di tutte quelle canzoni che hanno accompagnato i miei passi, nel momento in cui le mie Adidas, hanno sorvolato il suolo londinese.
Non perché tutto questo debba avere una ragione o possa imprimere dentro chi mi leggerà, informazioni di vitale importanza.
Il solo nesso logico di questo articolo, vuole che queste quattro mura, prendano d’un tratto le sembianze imponenti di Trafalgar Square o il caos ordinario di Camden.

E se volete salire a bordo, il gate chiude tra pochi minuti.


The A Team – Ed Sheeran

 

Ci sono io seduta su un gradino, Trafalgar Square che mi porge il suo abbraccio e un artista di strada con la sua chitarra, i CD masterizzati con le sue demo ed i suoi desideri sparsi per terra.
D’un tratto The A Team prende forma e colore in quella che sarà la colonna sonora del mio viaggio.
E sento di ringraziare quel ragazzo: non ricordo il tuo nome, ma ricorderò per sempre il brivido della tua voce dall’alto del mio gradino.


You Know I’m No Good – Amy Winehouse

 

Un banchetto di vinili a Camden Town, l’ardore pungente dell’incenso e le dita impazzite alla ricerca di un disco che non avrei saputo inserire nel bagaglio a mano.
Il ragazzo del mercatino mi aiuta a mettere in ordine i dischi e i pensieri, mentre Amy fuoriesce da una cassa malridotta.

Something In The Way – Nirvana

 

Il grigiore rassicurante del cielo e del Tamigi, un vento che non sembra avere rivali.
Le persone circolano sul Tower Bridge, con stupore e abitudine sotto le scarpe.
Io mi nutro del mio stupore del momento, sognando fosse abitudine.

The Girl Is Mine – Michael Jackson ft. Paul McCartney

Io e la mia migliore amica mentre sorridiamo e lasciamo scorrere qualche lacrima all’interno dell’esibizione Michael Jackson On The Wall.
E in quei sorrisi e quelle lacrime, ci sono occhi che hanno visto tanto insieme, gli stessi che scruteranno ancora tanto altro.

Love It If We Made It – The 1975

 

Perché ho sempre desiderato che la voce di Matty Healy mi accompagnasse in una      visione british che andasse oltre le fotografie del Big Ben su Google Immagini.


Roxanne – The Police

Nonché l’unica canzone che Spotify mi permettesse di riprodurre durante il volo in aereo.
Ricordate sempre di scaricare gli album offline o avrete, come nel mio caso, la percezione che Sting vi aspetti a Stansted, considerando il quantitativo esagerato di volte in cui la riproduzione del pezzo è ripartita.

Insomma, ci sono altre canzoni che hanno camminato al mio fianco durante il mio viaggio a Londra e le trovate tutte proprio cliccando qui!
Credo non sia opportuno descriverle una per volta e donare di conseguenza un volto ad ogni canzone, o il pezzo assumerebbe un taglio estremamente sanremese con la conduzione di Claudio Baglioni.
Lascio che siate voi a fornire agli altri brani una location e un’emozione.

E per quanto riguarda la vostra esperienza, ci sono dei viaggi o dei luoghi che avete visitato, a cui associate inevitabilmente un brano o un album?
Fatemi sapere, alla prossima!

 

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Ciò che accade a Londra rimane sul blog

Viaggi

Sono partita alla volta di Londra con la speranza che mi entrasse nell’anima e con la certezza matematica che, nei meandri del sonno, si fosse già insidiata, considerando l’orario primitivo previsto per la partenza.
Ci sono arrivata invece investita da una valanga di liquidi sotto i 100 ml e il peso inanimato del bagaglio a mano e dei miei sogni adolescenziali, tutti ben in fila alla ricerca di un qualcosa che ho sempre creduto di trovare nelle fanpage di Twitter.

Invece arrivo, arrivo a Londra ed il vento ha un flusso che mi ricorda la sera del naufragio del Titanic ed il cielo, sempre descritto su Tumbrl come il risultato di una sfumatura argentea e sfavillante, è solo il cielo di una giornata nuvolosa.

Eppure io avverto qualcosa dentro, sin dal momento in cui le mie Adidas toccano il suolo londinese.
Lì per lì non posso però nominare concretamente la sensazione che sento divampare, anche perché le ore di sonno sulle spalle non sono tali da utilizzare una qualsivoglia licenza poetica.
Eppure la sensazione rimane e mi pervade, ed io mi sento felice e pronta per abbandonare pizze, mandolini e piatti di carbonara, per tentare di gettarmi completamente in quello che, per qualche giorno, sarà il mio quiz personale per un’esistenza british.
Non so quali saranno le prove e le domande che questo test mi sottoporrà, ma sin dalle prime ore capisco che potrei devolvere le mie credenziali bancarie ad un perfetto sconosciuto, se dovessi ancora per caso sentirmi rispondere con un lovely alla fine della frase o con quell’accento tipicamente britannico che – oddio è meglio fermarsi qui.

Se il viaggio è una fonte inesauribile di conoscenza e arricchimento, io ad oggi mi sento una buona studentessa: ho capito di avere una bellissima tendenza in fatto di metropolitane, non ho colto il criterio con il quale gli inglesi attraversano la strada e probabilmente, quando rivedrò la mia Ypsilon, salirò dal sedile del passeggero per guidare.
Ho avuto la possibilità di perdermi, di passare la pausa pranzo al fianco di un migliaio di persone e un altro migliaio ancora di racconti, ho avuto pezzi di storia proprio davanti agli occhi e in certi momenti ho avuto la sensazione di portarli nello sguardo.
Ho respirato la musica negli angoli delle strade, ho sentito i sogni fuoriuscire dalle chitarre e le piazze impregnate di speranza e ho capito perché tutti quegli artisti che venero, hanno trovato l’ispirazione nelle stesse strade che ho calpestato anche io.
Ho sentito che è bello vivere diversamente rispetto al consueto ed immedesimarsi in quelle persone che, con il dinamismo, ci convivono costantemente.
Ho capito che è inutile paragonare il proprio Paese ad un altro, per il semplice motivo che in quel momento nel nostro Paese non siamo e i confini che ci sigillano, li creiamo solo noi.
Ho inoltre scoperto di avere un’attrazione a tratti fatale per i ragazzi biondi e con le occhiaie ben marcate, ma forse questo è un dettaglio che spezza ogni poesia spiccia precendentemente ricamata.
Ma soprattutto, ho percepito quanto posso essere indipendente e quanto posso avere la possibilità di contare su me stessa, nel caso in cui dovessi averne bisogno.
E per questo, mi ringrazio.

Insomma, Londra non è una città maleducata, non ti avvolge e perseguita dal momento in cui atterri e non ha intenzione di elemosinare il tuo affetto.
Londra aspetta i tuoi tempi e poi ti abbraccia.
E per mia esperienza, difficilmente molla la presa.