Il Ballo Della Vita Tour – Live Report

Concerti - Recensioni

Il Ballo Della Vita Tour dei Måneskin, accorre al Gran Teatro Morato di Brescia e classificare il pubblico in range di generazione / tendenza musicale apparente o una qualsiasi altra categorizzazione, è pressochè impossibile.
In prevalenza, sembrano spiccare genitori in compagnia di bambini non troppo grandi o forse, è l’elemento che mi lascia maggiormente di stucco.
Certamente, l’impronta del post talent lascia un marchio pressochè indelebile sulle persone che poi decideranno di venire a sentirti o meno, ma ammetto che la foga di alcune bambine dinnanzi ai déshabillé di Damiano David, mi ha divertito tantissimo.

Il concerto comincia alle 21.30 e, la mezz’ora di ritardo rispetto alle indicazioni sul biglietto, mi ha fatto cogliere le prime venature di DNA da zia lamentosa delle caverne.
Ma sin dall’inizio, mi ritrovo a perdonare tutto.
E con me la bambina di sette anni, il padre al fianco e la coppia un filo più in là.
Damiano David sale sul palco e pone all’attenzione della sua audience, la definizione pura e sacrosanta del Fattore X, la stessa attribuita a Lorenzo Licitra solo un anno prima.
E’ nato per questo, per fare della sua lussuosa dimora il palco, per esibirsi ed esibire un qualcosa che ti dà l’idea di essere molto naturale e curato allo stesso tempo.
Non voglio assumere le sembianze di un piccolo Manuel Agnelli, ma questi ragazzi non vanno oltre i diciannove anni di età e sembra che abitino i palchi che calcano, da anni ben antecedenti persino alla loro stessa nascita.
Nel corso della serata, i Måneskin si cimentano con suoni e gestualità che, se proposti con un filo di voga in più o in meno, possono darti le sembianze dello Zecchino D’Oro o di Festa In Piazza, a seconda del punto in cui l’asticella va a premere.
Eppure loro conoscono le misure, conoscono ciò che potrebbe rivelarsi troppo o troppo poco, musicalmente e stilisticamente parlando.
Sanno ciò che stanno proponendo come se fosse il frutto di serate all’insegna del fallimento e anni di nottate trascorse alla ricerca della perfezione.
Il Fattore X risiede proprio qui: non hanno avuto il tempo materiale per sperimentare tutti questi passaggi eppure, li propongono tutti sul palco.

La serata è la congiunzione tra testi molto potenti in italiano, accenni strumentali credibilissimi sui pezzi in inglese e una fortissima convinzione nel progetto che si sta portando avanti.
E no ragazzi, non è necessariamente un male.
Uno dei fili conduttore del progetto Måneskin è questa convinzione, dai più giudicata fastidiosa, che va però a braccetto con una bellissima sostanza.
Sostanza rivelata appieno ne Il Ballo Della Vita Tour, a sostegno dello stesso album – ancora più credibile live – nella presentazione di una serata musicale solida e che vale la pena di sperimentare.

Il tour è il veicolo di un messaggio potente, incline a tutta la positività che deriva dal credere in se stessi e in ciò che si porta avanti.
Il talent, se utilizzato come una corretta vetrina di esposizione, non produce solo confezioni effimere destinate all’oblio.
I Måneskin, su questa linea, ne sono la prova.

L’identità dei Måneskin è servita

Concerti - Recensioni

Sembra ieri quando, le audition di X Factor, sembravano porgerli al pubblico come i nuovi vincitori dopo tre minuti di esibizione ed io, dall’alto del mio divano, speravo celassero una certa cazzimma musicale perchè, quella visiva, ce l’avevano tutta.
Da quel momento di acqua sotto ai ponti ne è passata ed in merito, sono stati effettuati tutti i ragionamenti del caso secondo la quale – giustamente – una band non dimostra appieno il suo valore sino alla pubblicazione di pezzi propri.
Oggi abbiamo la prova del nove e si chiama Il Ballo Della Vita, il primo album di inediti dei Måneskin dopo l’esperienza del talent.

Se dovessi riassumere il disco in una parola, sin dall’albore dei primi ascolti, sarebbe senz’altro identità.
Il Ballo Della Vita è un disco che può trovare consensi o meno, a seconda della soggettività di ognuno ma che, indubbiamente, propone un’impronta identificativa netta e importante, fattore decisamente non scontato considerando la situazione discografica in Italia.
Insomma non è un album che, in radio, potrebbe fornire all’ascoltatore il dubbio su a chi appartenga la voce dalle casse, tantomeno l’orma strumentale.
Un altro elemento di spicco, è senz’altro il senso di rivalsa contenuto in praticamente tutti i pezzi, quasi in linea con la decantatissima Marlena.
Una rivalsa tale che, a metà dell’ascolto totale, l’istinto è quello di uscire in giardino in mutande ed urlare Ora ho la forza di rinascere / Lavare tutti i miei vestiti dalla polvere.

I Måneskin fanno il loro ingresso vero e proprio nel mercato discografico, con una proposta ben bilanciata tra l’inglese e l’italiano, anche se l’ago della bilancia verte prevalentemente su pezzi ritmati e uptempo.
Qui giunge l’aspetto, a mio avviso, più curioso del progetto.
Nella mia precedente recensione di Torna A Casa – potete trovarla qui – ho manifestato una certa confusione riguardo alla voce di Damiano vestita dell’abito affascinante – ma pericoloso –  della ballad.
Sono felice di ricredermi urlando a gran voce quanto, il pezzo più riuscito de Il Ballo Della Vita, sia proprio la ballad Le Parole Lontane , dove viene mostrata una venatura cantautorale e dalle atmosfere a tratti gotiche.
Ecco, mi sarebbe piaciuto ascoltare materiale maggiormente su questa linea nel disco, perchè trovo che, i Måneskin, abbiano delle possibilità positive anche in quel senso.
Questa, indubbiamente, è prevalentemente una considerazione personale, legata anche al fatto che il frontman Damiano, in ambito di liriche, ha dimostrato di possedere delle belle competenze.

Il Ballo Della Vita non è per il dinero, e non era necessaria la specifica nel featuring con Vegas Jones.
Quando un progetto racchiude personalità, i soldi non sono altro che una conseguenza.

I Måneskin che non ti aspetti con Torna a Casa

music friday

Il music friday è sempre un pentolone di novità per chi, sulle vie di settembre, si rende conto di ascoltare, con una certa dose di imbarazzo nel cuore, la stessa playlist dai meandri di giugno.
Oggi tornano i Måneskin, perchè chiamarsi il secondo posto più inaspettato nella storia di un talent show pareva brutto, nonchè lievemente prolisso.
Tornano con una proposta che abbandona – per il momento –  le venature a cui ci avevano abituati durante X Factor e con i singoli post talent.
Il pezzo si chiama Torna A Casa e quando il play scatta su Spotify, ti chiedi se l’account Premium sia effettivamente scaduto e si sia riattivata l’inesorabile riproduzione casuale.
Poi, fa il suo corso anche la voce di Damiano David e, in un certo senso, a casa ci ritorni un poco anche tu.
Riconoscibile, ruvida ma che, lì per lì, sembra non si rivesta perfettamente dell’abito di una ballad.
Il testo prosegue incontrando lievi scivoloni, con riferimenti all’impossibilità di avere una vita perfetta in assenza della decantata Marlena, ma compensa poi con up pazzeschi, in particolare a livello della seconda strofa / Voglio arrivare dove l’occhio umano si interrompe / Prima ero quiete perchè oggi sarò la tempesta.
Ed è incredibile notare come, certe sonorità e certi picchi testuali, siano di inevitabile riferimento ad un tipo di atmosfere cantautorali che non avrei mai pensato che i Måneskin sfiorassero, o volessero mai sfiorare.
Certo, il brano probabilmente non riveste le mura della casa ideale dei Måneskin, ma non credo nemmeno che questo fosse l’intento.
Piuttosto, è palese come la band sia in grado di valutare e abbandonare più zone di comfort, fattore che sapremo analizzare con decisione nel momento in cui il primo album, verrà definitivamente alla luce.
Nel frattempo mi sento di dire che, i Måneskin, siano la scoperta più interessante e valida che l’edizione italiana di X Factor, abbia mai saputo regalarci.
E se continueranno ad avere fame di fare strada, quella vera, sapranno imprimere un’orma ben riconoscibile nel panorama musicale italiano.

 

Col sangue sulle mani scalerò tutte le vette
Voglio arrivare dove l’occhio umano si interrompe
Per imparare a perdonare tutte le mie colpe
Perché anche gli angeli, a volte,
Han paura della morte