Playlist da traffico molesto e viaggi in auto indimenticabili

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I legami che ci vincolano a volte sono impossibili da spiegare.
Ci uniscono anche quando sembra che i legami si debbano spezzare.
Certi legami sfidano le distanze e il tempo e la logica.
Perché ci sono legami che sono semplicemente… destinati ad essere.

Meredith Grey



Diceva così Meredith Grey, ancora inconsapevole che, da lì a poco, avrebbe perso 5/4 della sua famiglia e dell’equipe ospedaliero con cui era solita collaborare.
Dicevo così io, in concessionaria, quando stavo per acquistare quella che sarebbe entrata nella storia come La Prima Macchina Della Mia Vita.
Ho sempre avuto una concezione abbastanza irrealistica della mia auto, sin dai tempi in cui i miei occhi hanno incrociato i suoi abbaglianti.
Non l’ho mai percepita come un banale mezzo di trasporto come, un occhio inesperto, può constatare.
La guida ha sempre rappresentato per me una specie di Super Bowl dove poter sfoderare acuti che Beyoncè levate, nonchè la location perfetta per la manifestazione di una veridicità che, la vita sociale e la civiltà, non ti permettono di esternare.
Dovete sapere che, sin dai tempi in cui gestivo la frizione come se fosse un problema governativo, la mia soddisfazione si celava dietro al fatto di quanti cd fighi avessi creato per la mia autoradio.
E nonostante sia trascorso qualche anno e il mio status di guida non sia più un pericolo per il 94% degli automobilisti – grazie papi – uno dei motivi cardine che mi spingono a navigare l’intricato universo delle strade italiane, si cela ancora una volta dietro alla musica.
Ecco dunque, come creare legami indissolubili e duraturi con la vostra auto, tramite l’aiuto delle nostre amatissime playlist.


1) Un pezzo rap da memorizzare

Aggiungete alla vostra playlist un pezzo che vi metta nelle condizioni di sfoggiare barre tali, da farvi sentire un vero e proprio Rap God.
Fate tesoro dei viaggi in solitudine per fare pratica, per poi sparare a raffica la vostra attitudine ai – fortunatissimi – passeggeri.

Consigli :
Look At Me Now – Chris Brown ft Lil Wayne, Busta Rhymes
Manolo – Trip Lee ft Lecrae
Doubt – Twenty One Pilots

2) Pillole di musical

Selezionate il musical clou dei vostri anni e ribollite nella confortevole – e spesso imbarazzante – acqua termale a getto diretto sui vostri ricordi.
Consigliato per i viaggi lunghi e in compagnia.

Consigli :
Summer Nights – Grease
Never Enough – The Greatest Showman
Breaking Free – High School Musical


3) Canzoni incazzate

Ottime per quelle strade che, sapete, vi condurranno inesorabilmente alla radice proficua e radicata di un traffico che sembra aspettare solo voi.
Indicatissime anche prima di andare al lavoro.

Consigli :
Rape Me – Nirvana
Morphine – Michael Jackson
Over Again – Mike Shinoda

4) Sezione di acuti e virtuosismi

Ritornelli che sembrano sfiorare picchi di note che non credevi esistessero, fino a quando il fuoco nelle corde vocali ne sfiora uno e non lascia scampo ad ulteriori dubbi.
Attenzione: questi pezzi vi inducono a pensare di avere talenti che, in realtà, non possedete.
E’ solo l’hype del momento.

Consigli:
Halo – Beyoncè
My Heart Will Go On – Celine Dion
Million Reasons – Lady Gaga


5) Pezzi da videoclip

Dove il vento sembra vibrare sui vostri capelli come solo nei servizi fotografici di America’s Next Top Model avete visto.
Le strade sembrano infinite ed il cemento, è colpito solo dal tepore delle vostre ruote.
Vi chiedete se tutto sia deserto per rendere l’atmosfera poetica o se siete gli unici stronzi ad andare a lavorare in orari improponibili.

Consigli:
There Is A Light That Never Goes Out – The Smiths

Little By Little – Oasis
Jesus To A Child – George Michael


6) Riff caratteristici che non perdonano

Tutto quell’universo che verte in sound che ti inducono a cambiare la marcia solo nel momento in cui la ritmica del pezzo lo impone e non quando, il motore, sembra tenderti la mano in un saluto eterno e definitivo.

Consigli:
Another One Bites The Dust – Queen
Perm – Bruno Mars
Why’d You Only Call Me When You’re High? – Arctic Monkeys

Quali sono i vostri must da automobilisti conclamati?
Sarei felice di leggervi nei commenti!


Pic from @ElvinaInWonderland Tumbrl

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La narrazione musicale del mio 2018

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Il tempismo di questa pubblicazione, se effettuata appositamente nel corso del primo di gennaio, si sarebbe rivelato perfetto e super sincronizzato con il senso di questo articolo.
La verità è che, il primo giorno dell’anno, non mi ha regalato altro che sconnessioni grammaticali da brividino che ho preferito evitarvi perchè, di cominciare l’anno fra verbi pregni di fragolino e spumante, proprio non lo meritate.

La tendenza generale tipica di queste prime giornate dell’anno, verte su una specie di bilancio su quello che è stato e su quello che sarà, il tutto condito di una positività che, leggo su Instagram, generalmente scompare attorno al terzo giorno del mese.
Quindi, se la vostra asticella è incline alla positività come la celebrazione della vita è incline al due novembre, tenete duro, ritorneranno tutti stronzi e negativi nelle prossime ventiquattro ore.
Come dicevamo è tempo di bilanci e ho deciso di effettuarne uno dal punto di vista prettamente musicale, per analizzare quali picchi di genere abbia sfiorato maggiormente l’anno appena trascorso.
Questo pezzo sarà una specie di dupe economico del famigeratissimo Spotify Wrapped, un’analisi di ciò che il 2018 ha rappresentato, musicalmente parlando, per ogni account Spotify tranne il mio perchè, nonostante 264 tentativi, il sito continua a ricaricarsi all’infinito.
Forse vogliono farmi una playlist del decennio nella sua totalità?

Resta il fatto che, dovete immaginare la mia annata musicale come un campo da calcio dove, la linea centrale, divide il team del mainstream da quello del vagamente – ma saggiamente – ricercato.

Per l’agguerritissima squadra del mainstream, troviamo dei pezzi che, se analizzati a livello psicologico, potrebbero comporre il profilo di una tredicenne, apparecchio, venature ballad negli occhi e una passione per i film che dipingono standard super irrealistici per quanto riguarda le relazioni amorose.

Dall’altro lato, a gran voce, troviamo l’universo ricercato e in eterna combutta-  e convivenza- con il team appena citato.
Vi chiedo scusa perchè, di 2018, questi pezzi hanno solamente il periodo storico in cui sono stati riprodotti.

Per farmi perdonare – anche se gli artisti sopracitati senz’altro non sono una pena per le orecchie – ho deciso di posizionare come album dell’anno un disco che, effettivamente, nel 2018 ha visto la luce.
Sto parlando di A Brief Inquiry Into Online Relationships dei The 1975, di cui, fra l’altro, ho parlato QUI sul blog poco fa.
Una particolare menzione va senz’altro ai miei pezzi preferiti dell’album I Like America and America Likes Me, Love It If We Made It e I Always Wanna Die (Sometimes).

 

Questa era la narrazione musicale – e romanzata – del mio 2018.
Sarei felice di leggere la vostra nei commenti!
Approfitto dell’occasione per augurarvi un serenissimo anno nuovo e per ringraziarvi per il supporto, sopratutto per quanto riguarda l’ultimo articolo.
Ho davvero apprezzato!
Alla prossima!

 
Le immagini utilizzate non mi appartengono in nessun modo e sono facilmente reperibili tramite la ricerca Google e Pinterest.

Le canzoni più emotive della mia vita

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La mia esistenza, seppur relativamente breve, credo possa essere divisa e categorizzata, come all’interno di un faldone delle scuole medie: divisori colorati dell’edicola sottocasa e post it – con riferimenti a Francesco Sole – sulla copertina.
Suppongo che per tutti sia un po’ così: ricordiamo periodi di una serenità che ha saputo spaventarci ed altri dove, il famoso baratro, è arrivato ad una distanza pericolosa dai nostri piedi.
All’interno del nostro catalogo di vita, troveremo anche momenti dove l’ispirazione sembrava contornare persino le mura e momenti in cui, ci hanno insegnato talmente tanto, che sembrava il cuore potesse scoppiare dalla gioia.
Insomma, un’esistenza racchiude troppe cose dal peso e dalla caratura differente, per donare a tutte il giusto spazio.
La cosa che posso fare dunque, è parlare delle canzoni che, nei momenti che ritengo i più emotivamente forti della mia esistenza, erano lì.
Senza un motivo apparente ben preciso oppure per uno che non ho mai capito fino in fondo.
Queste canzoni sono il divisore colorato della mia esistenza.

Man In The Mirror – Michael Jackson

Se dovessi descrivere ciò che sono, ciò che voglio essere e quello che vorrei fare per me stessa e per gli altri, probabilmente getterei sul tavolo il testo di questa canzone.
Il tutto ad un punto tale che mi ha costretta a tatuarmi una frase del pezzo sull’avambraccio sinistro.

If I Had A Gun – Noel Gallagher’s High Flying Birds

Ho sempre adorato questa canzone.
E’ diventata una delle più emotive della mia esistenza, nel viaggio in auto più difficile della mia vita dove, la destinazione, non può fare altro che vomitarti addosso la realtà delle cose.

Who Wants To Live Forever – Queen

Non riconduco questo pezzo ad un frammento di vita in particolare, ma a ciò che è per me l’emotività nella sua concezione più materiale.
Questo pezzo per me è l’emotività.

Robbers – The 1975

Credo di aver deformato questo pezzo con le mie stesse mani, per quante sono le volte in cui l’ho interpellato.
Ci ho sempre rigettato tutta la delusione e la bellezza per quel momento (lunghissimo) della mia vita in cui, se aveste cercato sottona su google, vi sarebbe comparsa la mia fotografia in allegato.

Asleep – The Smiths

Questo pezzo racchiude tutto quello che non avrei mai saputo dire perchè, a volte, il dolore ti mozza il respiro in modi che non pensavi fossero umanamente possibili.
Eppure, la morsa che ti preme sulla gola esiste, ed è lì a provarti che tutto è potenziale, tutto viene a sfiorarti la punta delle dita un giorno o l’altro.

Quali sono le canzoni cardine della vostra vita?
Quelle che ne hanno scandito le fasi più decisive?
Mi piacerebbe leggervi nei commenti!

@ header pic from Pinterest

Ad Halloween siamo tutti più emo

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Se dovessi riassumere la maggior parte dei 31 ottobre della mia esistenza, ne uscirebbe un videoclip dove vengo ritratta con le mani al cielo e il fuoco negli occhi, intenta a maledire tutta quella categoria di persone che, come per la maledizione della luna piena, ad ogni Halloween sembra diventare più incivile – nonchè costituita da teste di minchia.
Insomma, per donare una diagnosi più accurata, sono quel genere di persona che, fra lo scoppio di un petardo e il proprio corpo, preferirebbe interporre la distanza di un ordine restrittivo.
E’ anche vero che, odiare totalmente la festa di Halloween, sarebbe un enorme ammacco sul mio impeccabile CV da EMO comprovata e professionista, definizione che potrete cogliere appieno se avete vissuto il 2007 con un occhio solo perchè, l’altro, era seppellito dal frangione.

Infatti, nonostante l’intro abbastanza cruda, ci sono delle cose di Halloween che non odio ma che, al contrario, considero quasi dei principi.
All’inizio della lista troviamo i vampiri e la pelle bianca che mi conferisce, per il tempo di una notte, un aspetto più uniforme con il resto della società.
Poi ci mettiamo una spruzzata di Tim Burton, qualche film in ambientazione gotica e ritroviamo ancora una volta la musica.
Ci sono infatti delle canzoni, ma soprattutto dei videoclip, che alla fine di ottobre assumono un abito che li rende ancora più caratteristici.
Quelle che troverete nello spazio sottostante non sono le tipiche canzoni di Halloween, per quello c’è una playlist apposita – abbastanza figa – su Spotify.
Queste sono le mie canzoni di Halloween, condivisibili o inquietanti che siano!

1. GHOSTS – MICHAEL JACKSON


Il mio videoclip Halloween per eccellenza.
Esiste un’ulteriore versione di 39 minuti che trovate facilmente sul web.

2. LOVESONGS (THEY KILL ME) – CINEMA BIZARRE

Correva il 2007 e correvo anche io, in un’altra stanza, quando questo videoclip partiva su TRL.


3. WAKE ME UP BEFORE YOU GO-GO – WHAM!

No, non credo di dover intraprendere un percorso di terapia, anche se il primo passo per risolvere un problema, è ammettere di averne uno.
Che cosa vi devo dire, ho sempre percepito vibes abbastanza horror dalla leggiadria sonora di questa canzone.
La prova del nove è solo una: un viaggio in auto, un orario notturno abbastanza scabroso e questo pezzo in loop. Fatemi sapere!

4. SWEET DREAMS – MARYLIN MANSON VERSION

Bellissimo l’accostamento di George Michael avvolto in un maglione rosa, appena qui sopra.


5. DON’T THREATEN ME WITH A GOOD TIME – PANIC! AT THE DISCO

Perchè il tepore della voce di Brendon Urie, merita sempre delle venature horror.

Perfetto ragazzi, questa era la mia top five in onore di questo Halloween alle porte.
Quali sono i pezzi che invece sfoggiate voi per questa ricorrenza?
Sarei felice di leggerli nei commenti!
Alla prossima!

pic credit @pinterest

Ciò che ascolti a Londra rimane per sempre

Playlist, Viaggi

Non so se, quella che sto per raccontare, sia una sensazione comune o meno.

Se proprio devo essere sincera, non sono nemmeno certa del fatto che, questo articolo, non possa rivelarsi d’un tratto un mero tripudio di parole senza capo nè coda.
Ma ho deciso di tentare, soprattutto perché mi piacciono le conclusioni che non arrivano e i navigatori di parole che non portano mai alla meta predestinata.

Succede che decido di fare un viaggio a Londra e un conseguente – nonché necessario – report della mia esperienza che, tra l’altro, potete trovare qui.
Succede anche che, faccio il mio ritorno in patria poco dopo, ma ci ritorno in un senso prettamente fisico.
Un qualcosa di indefinito ed indefinibile vaga ancora per quelle strade e non so se sia la mia tendenza all’esagerazione a parlare o se, effettivamente, un qualcosa di me sia rimasto laggiú.
Grazie a Dio non mi riferisco a documenti ed oggetti personali, altrimenti tutti questi ricami letterari sarebbero sostituiti da una gif di me stessa mentre mi prendo a sberle, in maniera insistente e continuativa.

Allora tento di recuperare quelle sensazioni e scopro di avere un importante quantitativo di gigabyte sul cellulare per farlo.
Cerco di inserirmi nuovamente nelle vibrazioni dei video e delle innumerevoli fotografie eppure, riesco ad attuare il mio check-in aereo mentale, solo grazie alle canzoni che mi ci hanno accompagnato, per quelle strade.
E d’un tratto, mi rendo conto di quanto la musica sia in grado di stupirmi ancora una volta, anche quando credo di aver scoperto tutti i suoi assi nella manica.

Ho deciso cosí, di parlarvi di tutte quelle canzoni che hanno accompagnato i miei passi, nel momento in cui le mie Adidas, hanno sorvolato il suolo londinese.
Non perché tutto questo debba avere una ragione o possa imprimere dentro chi mi leggerà, informazioni di vitale importanza.
Il solo nesso logico di questo articolo, vuole che queste quattro mura, prendano d’un tratto le sembianze imponenti di Trafalgar Square o il caos ordinario di Camden.

E se volete salire a bordo, il gate chiude tra pochi minuti.


The A Team – Ed Sheeran

 

Ci sono io seduta su un gradino, Trafalgar Square che mi porge il suo abbraccio e un artista di strada con la sua chitarra, i CD masterizzati con le sue demo ed i suoi desideri sparsi per terra.
D’un tratto The A Team prende forma e colore in quella che sarà la colonna sonora del mio viaggio.
E sento di ringraziare quel ragazzo: non ricordo il tuo nome, ma ricorderò per sempre il brivido della tua voce dall’alto del mio gradino.


You Know I’m No Good – Amy Winehouse

 

Un banchetto di vinili a Camden Town, l’ardore pungente dell’incenso e le dita impazzite alla ricerca di un disco che non avrei saputo inserire nel bagaglio a mano.
Il ragazzo del mercatino mi aiuta a mettere in ordine i dischi e i pensieri, mentre Amy fuoriesce da una cassa malridotta.

Something In The Way – Nirvana

 

Il grigiore rassicurante del cielo e del Tamigi, un vento che non sembra avere rivali.
Le persone circolano sul Tower Bridge, con stupore e abitudine sotto le scarpe.
Io mi nutro del mio stupore del momento, sognando fosse abitudine.

The Girl Is Mine – Michael Jackson ft. Paul McCartney

Io e la mia migliore amica mentre sorridiamo e lasciamo scorrere qualche lacrima all’interno dell’esibizione Michael Jackson On The Wall.
E in quei sorrisi e quelle lacrime, ci sono occhi che hanno visto tanto insieme, gli stessi che scruteranno ancora tanto altro.

Love It If We Made It – The 1975

 

Perché ho sempre desiderato che la voce di Matty Healy mi accompagnasse in una      visione british che andasse oltre le fotografie del Big Ben su Google Immagini.


Roxanne – The Police

Nonché l’unica canzone che Spotify mi permettesse di riprodurre durante il volo in aereo.
Ricordate sempre di scaricare gli album offline o avrete, come nel mio caso, la percezione che Sting vi aspetti a Stansted, considerando il quantitativo esagerato di volte in cui la riproduzione del pezzo è ripartita.

Insomma, ci sono altre canzoni che hanno camminato al mio fianco durante il mio viaggio a Londra e le trovate tutte proprio cliccando qui!
Credo non sia opportuno descriverle una per volta e donare di conseguenza un volto ad ogni canzone, o il pezzo assumerebbe un taglio estremamente sanremese con la conduzione di Claudio Baglioni.
Lascio che siate voi a fornire agli altri brani una location e un’emozione.

E per quanto riguarda la vostra esperienza, ci sono dei viaggi o dei luoghi che avete visitato, a cui associate inevitabilmente un brano o un album?
Fatemi sapere, alla prossima!

 

Gli ingredienti per una playlist imbarazzante (ma ricca di soddisfazioni)

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Ci sono dei periodi nella vita, in cui la musica e i dischi che divoriamo sono talmente alternative e radical chic, da farci pensare seriamente di poter rincorrere le orme di Quincy Jones o di rappresentare una figura pertinente nella critica del Rolling Stone.

Sono periodi di estrema introspezione musicale, di giradischi con le puntine ormai dilaniate e quell’aria lievemente retrò ostentata appositamente dinnanzi ai vostri amici con la Dark Polo Gang in macchina.
D’un tratto cominciate ad utilizzare termini dalla caratura di underground, mainstream e cheesy mentre, sempre gli amici della Dark Polo, vi guardano stupiti, con un velo di preoccupazione vaga ma persistente negli occhi.
Perlomeno, questo è quello che succede a me durante questi periodi di estrema e prolungata immersione in tutto quel favoloso mondo musicale zeppo di chitarre, le stesse che ti cambiano la vita, e testi che sembrano essere stati scritti appositamente per la tua esistenza.

Di colpo, vengo però investita con puntuale prepotenza da periodi di buio che, come scoprirò in seguito, nascondono sempre una certa luce di soddisfazione in fondo al tunnel.
Sono i momenti delle playlist imbarazzanti, quelle che sfoggi in auto solo quando sai che sarai l’unico superstite o nel momento in cui possiedi un rapporto di fiducia estrema con gli altri eventuali testimoni.
La verità è che chiunque ha un lato musicale imbarazzante, lo stesso che nel tragitto verso il lavoro, ti ricorda i tempi in cui al lavoro non ci andavi o le giornate in coda sotto il sole per accaparrarsi una prima fila.
Diciamo che, se ad accomunarci è la cura con cui teniamo segreti questi pezzi, a renderci diversi sono i brani che utilizziamo per questi attimi di delirio mistico.
Il contenuto varia sicuramente in base alla generazione di appartenenza, se il ragazzo dei vostri sogni si celasse dietro a Troy Bolton o a Danny Zuko e se il vostro, fosse un poster di Den Harrow o di Shawn Mendes.

Insomma, la storia si ripete, i volti sono diversi ma gli ingredienti base per una playlist trash e imbarazzante sono sempre quelli, nell’ordine che preferite:

  1. una badilata di boyband – preferibilmente se della tua generazione, in modo da rendere i ricordi decisamente più riconducibili ad un momento specifico;
  2. uno spruzzo di teen idol – possibilmente con i pezzi cardine, in modo da rendere maggiormente partecipi gli eventuali testimoni di cui parlavo prima;
  3. un filo di brani più trasmessi nel canale o radio che eravate soliti ascoltare – nel mio caso potrei propinare le classifiche TRL di fine 2007;
  4. una mescolata di tormentoni estivi del periodo o dell’anno che preferite.

Per i più wild e indisciplinati, potrei azzardare anche l’aggiunta di pezzi tipici di una stagione in particolare, in una situazione climatica totalmente opposta.
Per esempio, nel mio caso, credo di aver inserito recentemente nella mia playlist Last Christmas degli Wham.
Per tentare di donare una prospettiva più realistica a questo piccolo articolo, vi allego qui sotto la mia personale – ma non per questo meno imbarazzante – playlist Spotify.

Qual è il vostro pezzo trash per antonomasia?
Condividete l’articolo con la canzone in allegato, oppure, se siete più underground, lasciate un commento qui sotto!

Alla prossima!