La musica non si limita al suono

Quando non sai cosa dire, chiama all’appello un’altra voce: sarà bellissimo e imparerai qualcosa di nuovo.

La prima voce a rispondermi è quella di Claudia, come d’altronde è successo un sacco di altre volte nel corso della mia esistenza.
Nello specchietto della mia vita Claudia è un’amica storica, colei che il decreto della fase due definirebbe un congiunto, se solo andassimo oltre i legami di sangue.
In un range più ampio Claudia è una visual designer con i controcazzi e dal principio che la musica non si limita al mondo del suono – shoutout to Oskar Fischinger – è nata una piacevole chiacchierata.

Ciao Claudia! Vuoi presentarti? Ho già anticipato che sei una visual con i controcazzi!

Ciao Mica! Sono Claudia, ho 23 anni e sono una visual designer, come appunto hai già anticipato.
Vivo a Verona da più di 3 anni, anche se ci bazzico giornalmente dal 2015, periodo in cui ho iniziato a studiare per diventare ciò che ora sono.
Nello specifico lavoro nell’ambito degli eventi: mi occupo personalmente della creazione e della realizzazione di grafiche e allestimenti; inoltre, quando la mole di lavoro me lo consente, sono presente anche durante il montaggio e ho modo di assistere ai retroscena relativi all’evento stesso.
Durante il mio percorso, credo di aver capito che la mia aspirazione è quella di eseguire il mio lavoro nel mondo della musica.

Che cosa intendiamo quando parliamo dell’aspetto visual nella musica?

Quando facciamo riferimento all’aspetto visual della musica parliamo di brand identity, in gergo tecnico.
In concreto stiamo parlando di copertine di dischi e di singoli, merchandising, allestimenti dei concerti, profili social,
interviste, video e apparizioni in tv.
La brand identity di un’artista è la concretizzazione della sua musica e
della sua persona in un’immagine.

Quanto è importante il rapporto fra musica e immagine?

E’ fondamentale.
Per immagine facciamo riferimento ad una fotografia, un’illustrazione,
una scritta.
Per farvi capire quanto tutto ciò sia importante: quando vediamo quella caratteristica banana gialla con dei segni neri, posizionata di 3/4 su uno sfondo bianco, il nostro cervello non può pensare ad altro se non alla copertina del primo e omonimo album dei Velvet Underground & Nico, disegnata dal famosissimo artista pop Andy Warhol.
Sapevate che la prima stampa era stata composta da un adesivo dove la banana si poteva sbucciare? La polpa del frutto era di colore rosa.
Inoltre, Warhol, aveva condotto la band a fare un’esibizione multimediale che prevedeva proiezioni di film e delle opere dell’artista stesso, al suono della loro musica.
Possiamo dire quindi, che già nel 1967, fu ritenuta fondamentale la relazione fra musica e immagine.

Quali sono, secondo te, le copertine musicali che celebrano perfettamente questa unione?

Oltre a quella sopracitata, nominerei “Italyan, Rum Casusu Cikti”, “Arrivedorci” e “Eat the Phikis” di Elio e le storie tese, “Abbey Road”,
“The Beatles” e “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles, “Queen II” dei Queen, “Sticky Fingers” dei Rolling Stones e tutte quelle dei Pink Floyd e di David Bowie.


Quali sono, ad oggi, gli artisti che secondo te possiedono una brand identity molto forte?

Riscontro un’identità molto marcata nei The xx, in Lady Gaga, nei Coldplay, nella queen Beyoncé, in Katy Perry, Mika, nei Twenty One Pilots.
Per quanto riguarda l’Italia direi in Jovanotti, Cesare Cremonini, Ghali, Achille Lauro e aggiungerei anche Sferaebbasta, che deve la sua fama anche alla sua immagine.

Come per quanto riguarda i generi musicali, esistono degli stili grafici differenti.
Ci puoi fare qualche esempio?

Potrei dire che esistono milioni di stili grafici differenti che, comunque, sono legati al mondo dell’arte.
Ti parlerei piuttosto di quali tipologie di copertine possono essere realizzate.
Vorrei soffermarmi sul caso eclatante dei talent, che “sputano” nel mondo artisti che spesso tendono a svanire.
Probabilmente questo succede perché in rari casi troviamo delle personalità ben marcate, manca forse un pensiero, uno studio di se
stessi.
Per esempio, nel caso di questi artisti, sulle copertine proposte troviamo nel 99% dei casi una loro foto in primo piano, illustrazioni, spesso modellazione 3D (di cose/ambienti astratti), oppure copertine
tipografiche: testi con colori psichedelici o in forte contrasto tra loro, colori con sfumature o flat e potremmo continuare all’infinito.

Che cosa stai ascoltando maggiormente durante questa quarantena?

Sto ascoltando molta musica.
Dall’ultimo album di Dua Lipa a quello di The Weeknd, passando per i
vecchi di Flume.
Mi sto inoltre concentrando su universi che non conoscevo: Tame Impala,
Klangkarussell, The Blaze, Ama Lou, IAMDDB.

4 pensieri su “La musica non si limita al suono

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