RUBRICA X FACTOR

X Factor: cosa non sta funzionando?

Ritorno a parlare di X Factor dopo aver fatto trascorrere un necessario periodo di stasi dove, i commenti generali del web, non si allontanavano troppo dall’inneggio allo 0.6% di share e ad uno switch di giuria.
Penso che la tredicesima edizione, in linea di massima, possa essere definita la più criticata dai tempi trash in cui Facchinetti imperversava sui canali Rai ed X Factor non era da considerarsi nemmeno un format.
Cosa non sta funzionando? Da quale punto incontrastato l’occhio dei telespettatori non riesce proprio a scollarsi?

LA GIURIA

Se avete seguito almeno un contesto televisivo nella vostra vita – o un contesto in generale – potreste aver scoperto quanto i predecessori abbiano sempre più meriti di coloro che vengono dopo.
Non importa quanto siano stati criticati al loro arrivo, si iniziano improvvisamente a sentire mancanze di competenze stilistiche, di commenti che avrebbero virato in una direzione piuttosto che in un’altra.
Non importa quanto Manuel Agnelli fosse stato accusato, ai tempi, di aver venduto pure l’anima, di quanto Fedez fosse ormai considerato un brodo da riscaldare o Morgan un reo confesso dal reato di mancata omologazione: alla gente manca Agnelli, manca Fedez e manca Morgan.
Resta il fatto che, a onor del presente, la beatificazione di Sfera Ebbasta – RECUPERA QUI – ultra tentata nelle parti registrate del format, ha miseramente fallito nel momento in cui la telecamera ha virato alla diretta: sono bastati un paio di commenti a Mika, un altro paio di osservazioni piazzate qui e piazzate lì e il lavoro mensile della produzione ha cessato di esistere.
Malika si rivela un giudice incostante: piacevole a tratti, alterna competenza e savoir-faire televisivo misto a scelte che sembrano tutelare maggiormente quello che è il suo gusto stilistico, rispetto alle identità dei suoi concorrenti.
Samuel porta il mainstream e la fetta del popolo alla cessione delle critiche e al momento mi sento l’unico individuo in Italia che continua – incessantemente – sul fronte della negazione del suo ruolo: poteva portare più personalità, più competenza e ancora una volta, più personalità.

I TALENTI

Nonostante il format di X Factor spesso lo precluda, lo scopo del programma dovrebbe essere quello di roteare attorno ai concorrenti selezionati al fine di porli nella realisticità del mercato discografico o quantomeno, quello di fornire loro una vetrina di lancio tale, per poter ambire ad assaporarlo.
In un mondo Micalien, Marco Saltari (categoria OVER) andrebbe ancora zampettando per i corridoi tortuosi del loft di X Factor: l’Italia lo ha eliminato.
In un mondo Micalien, l’inedito di Sofia Tornambene (categoria UNDER) sarebbe un plagio alla discografia di Alessandra Amoroso degli ultimi dieci anni e i Sierra non verrebbero inneggiati alla perla del cantautorato perchè, prima di farlo, mi piacerebbe cogliere almeno un 12% del testo.
Se poi vogliamo inoltrarci nei meandri del coming out, i miei gusti vertono in maniera netta e definita verso Eugenio Campagna che potrebbe cantarmi En e Xanax sino al momento in cui se non ti spaventerai delle mie paure, un giorno che mi dirai le tue troveremo un modo di rimuoverle in due. cogliete Bersani, grazie! –
Molto bene anche i Booda per cui sogno un futuro senza problemi tecnici o disguidi che sovrastino in continuazione la performance vocale.
E non scordate la lezione numero uno: quando dilaniate Tenco, lasciate il format di vostra spontanea volontà.
Vi ringrazio.

In conclusione, dopo aver fatto un rapido excursus sui macroparametri di questa edizione, mi sento di dire che sì, la selezione dei giudici avrebbe potuto virare verso personalità più nette, le scenografie attuali tolgono una grande percentuale del fascino internazionale sempre decantato dal format e si potevano limare aspetti piuttosto che altri.
La verità è che i talent ci hanno fornito troppo: troppo veleno, troppa vendita, troppo divertimento.
Ci sono stati serviti in un quantitativo tale di salse che ora è molto difficile sfornare la ricetta che vada a solleticare il palato del grande pubblico, ancora una volta.
Abbiamo visto di tutto: la proposta nazionale, quella internazionale, quella mom friendly, quella di qualità, quellla improponibile, quella per le nonne e quella per gli anti-talent.
La novità è un meandro lontano e non è colpa di nessuno.

6 risposte a "X Factor: cosa non sta funzionando?"

  1. “i in un qualtitativo tale” qui qualcosa è un errore di battitura
    secondo me x factor doveva restare nei paesi stranieri: per me non abbiamo un catalogo musicale adatto e adesso non capisco perke scelgano cantanti che non cantano ma rappano o fanno cose volutamente trash; va bene che si cerca il commerciale, ma almeno un po’ di qualità…

    "Mi piace"

  2. Siamo arrivati alla tredicesima edizione.
    Direi che questo può bastare.
    Tredicesima edizione vuol dire che sono tredici anni che questo coloratissimo e rumoroso carrozzone televisivo ci intrattiene il giovedì sera. Tredici anni che sentiamo sempre le stesse canzoni. Tredici anni che diciamo che, alla fine di tutto, il nostro giudice preferito è sempre stato il buon Elio di Elio e Le storie tese. Tredici anni che aspettiamo solo che i giudici si mandino a quel paese e di poter criticare il vincitore alla fine. Direi che possono bastare. Per fortuna sembra che un briciolo di emozioni siano rimaste vive nell’animo italiano in grado ancora di annoiarsi. Io direi basta, nella speranza che non si mettano a fare anche un XF Vip, dato che va tanto di moda….

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