Playlist · Rumore e pensieri

La distruzione degli stereotipi di genere nella musica / MALE EDITION

Ancora freschi – si fa per dire – di giugno, lo salutiamo con la mano e ci facciamo carico di un sacco di eventi e di un sacco di ricorrenze.
La ricorrenza per antonomasia di questa mensilità, infatti, riguarda la celebrazione del Pride, in memoria degli avvenimenti correlati ai moti di Stonewall – potete recepire qualche info di natura maggiormente tecnica in un interessante articolo su wired.it.

Giugno è stato dunque portatore di manifestazioni, colori e postille importanti e l’inizio di luglio mi ha offerto spunti altrettanto importanti su un argomento che riguarda sì, la realtà LGBTQ, ma che rappresenta uno specchietto relativo alla comunità generale: gli stereotipi di genere.

Gli stereotipi di genere sono preconcetti, idee, convenzioni generali che definiscono – o dovrebbero definire – una persona in base al suo sesso biologico di appartenenza.
Questa tipologia di stereotipo può riguardare diverse sfere della quotidianità, dal lavoro alla famiglia, dalla prestanza fisica sino alla scelta di determinati indumenti e stili di vita.
Trattandosi prevalentemente di un blog di natura musicale, oggi ho deciso di parlarvi di artisti e canzoni che si sono rivelati veri e propri pionieri nella distruzione di questi gender roles, in tempi in cui era impensabile imporsi contro certe convinzioni.
Le canzoni che troverete in abbinamento, vorranno avere l’ambizione di accompagnare la vostra lettura.

DAVID BOWIE

La fine degli Anni Sessanta, la creazione di un quantitativo di personaggi che lo condussero a dubitare della sua identità stessa e l’abbattimento di ogni stereotipo di genere possibile: sono questi gli ingredienti che resero David Bowie pioniere della musica e della libertà di espressione in tutte le sue forme.
Bowie si fece portatore della diversità in primis mediante i suoi testi, ma anche usufruendo di espedienti considerati di uso tipicamente femminile che gli attribuirono uno stile androgino attualissimo e super riconoscibile anche oggi.
Lo definirono camaleontico per via dei suoi improvvisi switch in fatto di look, ma lui rispose che i camaleonti tendono a cambiare per mimetizzarsi con l’ambiente: David Bowie non lo avrebbe mai fatto.
Nel 1964, all’età di diciassette anni, David Jones (reale nome di Bowie) viene intervistato dalla BBC in veste di portavoce di una fondazione denominata Society For The Prevention of Cruelty to Men with Long Hair.
All’interno di questa intervista, David, sostiene di quanto le strade di Londra fossero impregnate di commenti sessisti nei confronti degli uomini con i capelli lunghi, sopratutto nel periodo post-Beatles: “Ritengo che siamo tutti abbastanza tolleranti, ma negli ultimi due anni abbiamo ricevuto commenti del tipo: Tesoro, posso reggere la tua borsetta?”
Seppur molte scelte stilistiche furono detttate da grandissime opportunità di marketing – super riuscite – la verità è innegabile: David Bowie si rivelò il megafono di chi poteva parlare solamente a voce bassa.

KURT COBAIN

Gli Anni 90 erano in preda ad un exploit di rockstar maledette e teorie del gender.
Nel bel mezzo di queste concezioni, vi era però Kurt Cobain, alla continua ricerca di nuove prospettive da dove proiettare la sua ideologia di mascolinità.
Cobain, all’interno dei suoi pezzi, ha sempre avuto la tendenza narrativa di identificarsi nelle donne, nelle minoranze di genere e nelle minoranze in senso più ampio.
Il ruolo cruciale di Cobain all’interno dell’abbattimento di questo tipo di stereotipi, si gioca sostanzialmente nella gestione della sua arte, dove è stato in grado di fornire una visione quasi marginale della mascolinità e dei rigidi parametri che ne conseguono.
Ha sempre sostenuto di subire un certo tipo di alienazione nei confronti delle aspettative riguardo a come un uomo dovrebbe essere o non essere
Un altro esempio concreto nella distruzione di questipregiudizi, risiede in un pezzo delle Hole, dedicato appunto a Kurt Cobain: He had ribbons in his hair / and lipstick was everywhere / you look good in my dress.
Ai concerti dei Nirvana, inoltre, la policy generale era sostanzialmente una: se ritenete che le donne, le persone di colore e quelle appartenenti alla comunità LGBTQ siano inferiori, non comprate i nostri dischi!

BOY GEORGE

Boy George, dal suo canto, gestiva l’abbattimento dei gender roles in maniera – anche solo visivamente – più plateale.
Cominciò ad utilizzare il make up e questa caratteristica tipologia di travestimento all’età di tredici anni e circa qualche anno più tardi, capì che a diciannove anni devi percepire questo innegabile diritto di esprimerti per ciò che sei.
Nel corso di una recente intervista con huffpost.com, Boy George accenna a quanto la famiglia lo ostacolasse nei primi tempi, arrivando a menzionare episodi concreti: “Ci sono state volte in cui vedevo i miei fratelli cambiare strada, quando si accorgevano della mia presenza.”

Questi erano alcuni degli esponenti maschili contro gli stereotipi di genere!
Domani, per evitare che l’articolo diventasse eccessivamente prolisso, ci sarà uno specchietto sulle esponenti femminili.
E voi? Cosa ne pensate dell’argomento trattato in questo pezzo?
Sarei felice di leggervi nei commenti!

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5 risposte a "La distruzione degli stereotipi di genere nella musica / MALE EDITION"

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