Ciò che accade a Parigi rimane sul blog

Viaggi

Le foglie cadono, le persone cambiano, gli iban si ricaricano ed arrivano le ferie: le condizioni si rivelano dunque ottimali per riportare in auge la fantomatica rubrica Ciò che accade … rimane sul blog.
Il primo episodio, per un’esistenza incline al drama e alle venature nobili del mio animo, è girato a Londra e lo trovate qui.

Succede che parto per Parigi con due grandi consapevolezze sulle spalle.
La prima riguarda – ancora una volta – la psicosi determinata dalla policy di imbarco liquidi sull’aereo e, la seconda,  il fatto che sono consapevolissima di avere un’inclinazione alla lingua francese, pari a quella che dimostrò di avere Matteo Renzi in quella celebre conferenza stampa in inglese. (ndr. shish)

La premesse sono degne di una puntata di Pomeriggio Cinque ed infatti, l’arrivo alla prima stazione metro mi suggerisce che – spoiler – a Pomeriggio Cinque potrei finirci davvero, con una menzione speciale nella sezione dedicata alla cronaca nera.
Poi però, scopro Parigi.
Scopro Parigi nel suo senso più recondito e mi accorgo che è la città delle congiunzioni per antonomasia, l’unione di poli opposti la cui convivenza è improbabile da tutti i casi dettati dal buon senso ma che, eppure, esiste.

Parigi si rivela bella come una poesia e sporca come solo la razza umana può deturpare, in un matrimonio incomprensibile fra la maestosità dell’arte che ti mozza il respiro ed il degrado che, il respiro, te lo mozza comunque in un modo che lascio porre alla vostra immaginazione.
Parigi è la pioggia che ti colpisce inaspettatamente quando il sole sembra maestro, è uno scrigno di opere incantevoli ed è anche i francesi che vorrebbero menarti con lo sguardo quando, gentilmente, richiedi di poter accennare un discorso in lingua inglese, dal momento in cui le ultime pillole di dialogo risalgono ai tempi in cui non sapevi ancora di essere una pippa totale.

La capitale francese è l’emblema di quanto fosse stupido desiderare di voler crescere da bambini e, allo stesso tempo, della consapevolezza che la crescita ti ha fornito la possibilità di interiorizzare e vivere certe testimonianze artistiche in un modo che, la tenera età, non ti avrebbe consentito di fare.
Parigi è il trionfo degli angolini aesthetically pleasing, delle operazioni visual super instagrammabili e dei font che manderebbero in visibilio un qualsiasi graphic designer che non abbia studiato presso L’Università della Vita.

Me ne vado così: con il timore dei 100 ml ben fedele sulla spalla, gli occhi intrisi di opere che non scorderò e con una papera che mi ricorderà sempre l’importanza delle amicizie, quelle che ti entrano dentro in un modo che non vorrai mai allontanare.

FOLLOW MICALIEN ON INSTAGRAM

FOLLOW MICALIEN ON FACEBOOK

La Verità Sul Caso Harry Quebert: arriva la serie tv!

serie tv

Sono fondamentalmente due, le componenti cardine che potrebbero farvi sobbalzare nella location da cui state leggendo questo articolo.
La prima componente potrebbe andare a solleticare il fatto che siete amanti dei gialli, vi lasciate divorare dagli enigmi come legno dalle termiti e, voi stessi, divorate libri ben scritti ed in grado di mozzarvi il respiro sino all’ultima pagina.
La seconda componente potrebbe riguardare il fatto che, Patrick Dempsey, è la vostra concezione di serie tv, il fulcro da cui una trama parte e si sviluppa, nonchè la costante McDreamy di cui avete bisogno nel turbinio della vostra esistenza.

Benissimo: calcolando che la mia personalità in ambito di lettura – nonchè in campo esistenziale – è costituita da queste due componenti sopracitate, potrete ottenere facilmente la mia reazione alla notizia che sto per comunicarvi.
A partire dal 20 marzo, Sky Atlantic, manderà in onda una serie tv totalmente incentrata su La Verità Sul Caso Harry Quebert in cui, manco a farlo apposta, Harry Quebert è interpretato da Patrick Dempsey.

Nel caso in cui il romanzo fosse sfuggito dalle grinfie della vostra libreria (male male), dovete sapere che la trama è incentrata sull’omicidio della fantomatica Nola Kellergan, una ragazzina scomparsa nel 1975 in una cittadina fittizia del New Hampshire.
Il corpo verrà ritrovato solo nel 2008, sepolto nella tenuta del decantatissimo scrittore Harry Quebert.
Dalle radici di questa storia, partiranno intricatissimi ragionamenti logici che vi faranno sospettare pure dei vostri vicini di casa.
Il motore del romanzo è senz’altro fomentato da una scrittura sublime, in grado di tenervi la mano per più di 700 pagine.

Non si tratta dunque di congiunzioni astrali favorevoli o di preghiere giunte alla divinità corretta: segnatevi la data del 20 marzo sul calendario con un indelebile rosso perchè, Sky Atalantic, proporrà la serie tv che pone le aspettative più proficue dell’anno fra le mani.

Guarderete la serie tv?
Avete letto il romanzo?
Sarei felice di leggervi nei commenti!



Ermal Meta – Gnu Quartet @ Teatro Ponchielli (CR)

Concerti - Recensioni

Si sa, i live report fanno giri immensi e poi ritornano.

Questa volta tocca ad Ermal Meta riportare in auge questi tanto attesi momenti di musica suonata e, dopo circa tre anni di attività nonstop, Ermal si rivela un ottimo sarto e dona al pubblico un nuovo abito per le sue parole.
Per questo tour infatti, Meta opta per i teatri ed in questo caso specifico per il Teatro Ponchielli di Cremona, una location tanto bella da porti nella predisposizione emozionale corretta per abbracciare la serata.

Il concerto inizia e, fin da subito, sento fiorire dentro di me la voglia di imparare a suonare qualsiasi strumento musicale esistente sul pianeta perché, la magia dello Gnu Quartet, é così dilagante da sfiorarti venature di anima recondite – che recondite sono per un motivo.
La realtà è che, quando il talento cela le vesti della naturalezza nel proporlo, la serata è vinta in partenza.
Un’altra realtà riguarda il fatto che, ancora una volta, mi limiterò a fare del mio strumento musicale cardine il clacson agli incroci delle strade.

Evitando ulteriori off topic, il tour nei teatri di Ermal Meta – banalmente – non è altro che la proposta dei pezzi clou e meno clou del cantautore, riarrangiati utilizzando chiavi di lettura inedite rispetto alle versioni precedenti e conosciute nei dischi.
La verità è che, Ermal Meta nei teatri, è Meta stesso che prende le sue parole per mano e le conduce alla potenza espressiva massima che possono sfiorare con le dita.
Il tutto, con il supporto magistrale di arrangiamenti raffinati e dall’atmosfera quasi fiabesca, nonché il richiamo costante ad un’eleganza espressiva che sembra parlare di tempi che non ci appartengono più.

Il concerto è un dialogo continuo fra musica suonata nella concezione più veritiera del termine, parole con lo sguardo puntato su una vena autorale di qualità e la voce di Ermal Meta che sfocia in momenti di up pazzeschi (vedi Unintented dei Muse, Amara Terra Mia e Mi Salvi Chi Può.)
Se la presentazione di questo tour è concepita dallo stesso Ermal come una sorta di freno ai ritmi che il “successo” regala ed impone, in realtà si rivela un acceleratore man mano che i pezzi scorrono fra loro.
Il pedale preme incessante all’interno di emozioni che il cantautore ha sempre saputo raccogliere ma che, grazie a questa tipologia di contesto, raggiungono l’apice nel suo aspetto più totalizzante.

In conclusione di uno spettacolo di oltre due ore, gli arrangiamenti si bilanciano e vanno a strizzare l’occhio anche ad un linguaggio uptempo e a sonorità più catchy, con la proposta – super interessante – di un medley fra Bob Marley (brano di Meta) e Billie Jean di Michael Jackson.
Tante sonorità danzano e vengono alla luce nello show proposto da Ermal e dallo Gnu Quartet, ma solo una è la certezza che abita dentro di me una volta fuori dal teatro: Ermal Meta è una delle realtà più solide del panorama musicale attuale e continuerà ad esserlo finché il tepore delle sue parole, andrà a pari passo con la continua innovazione nel proporle.