too radical to be real

Too Radical To Be Real: la seconda puntata di Sanremo

Una temperatura primaverile investe la mia città in questi giorni ed è subito un exploit di cappotti gettati nei sedili posteriori e un fischiettio di buon umore a risuonare negli abitacoli.
Eppure c’è un gelo, un gelo di base che sembra mozzare il respiro prima che vada a compiere la sua totale ascesa.
Non cammino più per le strade con la spensieratezza di un tempo e credo di non essere la sola a provare la stessa – macabra – sensazione sulla pelle.
Fisso imperterrita i vicoletti bui, gli angoli nascosti delle strade e persino i solchi cechi dei marciapiedi.
Perché il timore non è più quello di vedere Pennywise fuoriuscire dal sottosuolo, ma bensì Claudio Baglioni con un microfono in mano e la proposta velata ma evidente di cimentarsi in un duetto.

La seconda puntata di Sanremo inizia così, con brandelli di discografia che zio Claudio non aveva ancora proposto e un sorriso accondiscendente a documentare il tutto, in attesa di uno switch della metodologia di conduzione che – spoiler – non arriverà.
Il secondo appuntamento del Festival merita un’analisi prettamente gestionale, perché i dodici brani riproposti non hanno particolarmente RIBBBBALTATO – grazie Alessandro Borghese – le carte in tavola rispetto alla serata inaugurale.
Sì, il pezzo di Paola Turci si riscatta in modo lieve, la standing ovation alla Bertè ribalta le premonizioni dei bookmakers e la Stampa – a quanto ho percepito – simpatizza per Rolls Royce.

Fra tutti questi frammenti di seconde possibilità, tralasciando gli ascolti dei brani, era la conduzione che doveva proporre prove o smentite delle fievoli impressioni della serata precedente e ricevere di conseguenza, la possibilità di riscatto più ambita.
Eppure questo riscatto non arriva mai e man mano che la serata scorre – come uno sciroppo amaro per la bronchite – il buio cala sull’umorismo tipico che sfocia nell’imbarazzo dei presenti in sala.
Io ve lo giuro, trarre conclusioni snob e da blogger acida come la marmellata scaduta nel 2004 non è mia intenzione, tantomeno ritengo che queste critichette bohemienne siano la strada verso il fantomatico mondo delle views e dei consensi Tumbrl.
Semplicemente, non riuscirei a ridere delle gag proposte dai Claudio e dalla Virgi Nazionale nemmeno se mi proponessero un tête-à-tête con Leonardo DiCaprio per farlo.
Non so se invecchiare mi inacidisce o se, l’apertura di questo blog, mi abbia trasformato in un inceneritore di emozioni: eppure la mia seconda serata della kermesse viaggia a rilento, fra messaggi su Whatsapp dove chiedo ripetutamente se fosse il mio televisore ad avere problemi o se lo sketch fosse stato proposto realmente.

Il lato interessante della serata sfocia nel constatare come, la Sala Stampa, abbia innalzato i nomi che rendevano questo Sanremo di marcatura indie, operazione che la Giuria Demoscopica ha gettato nella zona rossa solo la sera prima.

Cosa ne pensate della classifica parziale proposta dalla Sala Stampa?
E della seconda puntata in generale?
Ci riaggiorniamo domani!


2 risposte a "Too Radical To Be Real: la seconda puntata di Sanremo"

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