too radical to be real

Too Radical To Be Real: la prima puntata di Sanremo

Immaginatevi il tepore deserto di una tangenziale alle dieci di sera, io che finisco di lavorare a quell’ora e un solo urlo che si solleva soave dall’alto di una Ypsilon: Claudio Baglioni, aspettami! 
Successivamente vi chiedo di proiettarvi nella tetra immagine del mio corpo riverso sul divano – con un fiatone di natura prettamente polmonare – mentre Sanremo scorre dinamico – ma non troppo – alla tv.
Benissimo: ora possiamo cominciare ad inoltrarci in quella che sarà la prima sezione di Too Radical To Be Real.

PS. Solitamente non amo categorizzare le canzoni all’interno di un numero.
Nel caso di questa rubrica però, la classificazione mi risulta fondamentale, per permettervi di cogliere in quale parte delle mie preferenze i pezzi vanno a collocarsi.

FRANCESCO RENGA – ASPETTO CHE TORNI VOTO 6+

Francesco Renga è diventato un interprete caratteristico a tal punto che sarebbe opportuno considerare di aggiungere il termine Rengoso, allo slang musicale, per tutti quei pezzi con testi di una bella caratura e una spinta vocale considerevole.
Il pezzo tipicamente Rengoso per l’appunto, forse un filo meno immediato.

NINO D’ANGELO E LIVIO CORI – UN’ALTRA LUCE VOTO 5

Ecco che arriva come un proiettile la pillola Clementino/Hunt che ci pigliamo ormai da qualche anno a questa parte.
L’unica differenza è che, in questo caso, il rapper è Nino D’Angelo.
Faccio molta fatica a cogliere l’intenzione del pezzo e tutt’oggi non la trovo.

NEK – MI FARO’ TROVARE PRONTO VOTO 7-

Nek è una stazione radiofonica fatta e finita, tant’è che dovrebbe considerare di cambiare il nome d’arte in Nek 102.5.
E’ come se conoscesse minuziosamente le sonorità che fanno battere ad intermittenza le nocche sul volante e le riproponesse in questo pezzo.

ZEN CIRCUS – L’AMORE E’ UNA DITTATURA VOTO 5

Gli Zen Circus inaugurano il primo tributo visivo a Ermal Meta.
Perdo le venature del pezzo sin dall’inizio perchè l’interpretazione è molto confusa e finisce per confondere anche me.

IL VOLO – MUSICA CHE RESTA VOTO 7.5

Nonostante parlare male de Il Volo faccia views e doni quel pizzico di radical chic agli articoli, fondamentalmente è da stronzi.
Potrebbero cantare anche la lista della spesa, andando comunque a fare solletico ad un’emotività repressa ma presente.
Il testo non è da Premio Lunezia, ma il loro potere sta nel proportelo come se lo fosse.

LOREDANA BERTE’ – COSA TI ASPETTI DA ME? VOTO 7

Loredana propone un ruggito radiofonico che la vede proseguire su una linea di innovazione che percorre ormai da due anni a questa parte.
Il pezzo sembra proporre un’interessante linfa vitale.

DANIELE SILVESTRI – ARGENTOVIVO VOTO 7.5

Daniele Silvestri si ritaglia il suo posto nella kermesse con un pezzo che, la tendenza al taglio, ce l’ha tutta.
Il testo è diretto, spigoloso ed arriva dritto come una spada.

FEDERICA E SHADE – SENZA FARLO APPOSTA VOTO 6

Federica Carta e Shade propongono un pezzo che troverà riscontro fra un target di pubblico che già possiedono.
Per puntare più in alto, il pezzo non possiede la credibilità testuale necessaria.

ULTIMO – I TUOI PARTICOLARI VOTO 7 +

Ultimo ci propone un testo che mi fa ancora sperare nelle nuove penne del cantautorato italiano, ma in una versione estremamente Tizianosa (Ferro ndr) di se stesso.
Ciò non toglie che il pezzo navighi in acque estremamente proficue.

PAOLA TURCI – L’ULTIMO OSTACOLO VOTO 5

La rima Minuti/Saluti mi causa lì per lì qualche scompenso emotivo.
Il pezzo è fin troppo educato e viaggia su un Trenord che non arriva mai.

MOTTA – DOV’E’ L’ITALIA VOTO 5

Motta riprende il secondo tributo visivo della serata ad Ermal Meta ma il pezzo non mi fa cogliere quale sia il messaggio e a quale natura appartenga o voglia appartenere.

BOOMDABASH – PER UN MILIONE VOTO 5 –

Virginia Raffaele annuncia una schiera di 127 autori e successivamente veniamo a conoscenza di quella che sarà la prossima sigla del Cornetto Algida. Benissimo!

PATTY PRAVO E MATTIA BRIGA – UN PO’ COME NELLA VITA VOTO 6

Il disguido tecnico mi fa venire voglia di abbracciarli e, allo stesso tempo, di nascondere un ghigno beffardo sotto al cuscino.
Il pezzo è da risentire, ma il connubbio non risulta così improbabile come previsto.

SIMONE CRISTICCHI – ABBI CURA DI ME VOTO 7.5

Il testo è magistrale e l’interpretazione sancisce un matrimonio di intensità emotiva.
Se avesse avuto un guizzo strumentale in più, avrebbe sfiorato hype di emotività superiore.

ACHILLE LAURO – ROLLS ROYCE VOTO 5

Il testo va a solleticare intrighi di fattanza che solitamente tengo nel cassetto, ma la parte strumentale del pezzo è una linea piatta sull’elettrocardiogramma.

ARISA – MI SENTO BENE VOTO 5+

Il pezzo di Arisa sembra tratto dal sequel di Split perchè, lo switch emotivo del ritornello, è degno delle ventiquattro personalità.
Un’allegria molesta di cui non sentivo troppo il bisogno.

NEGRITA – I RAGAZZI STANNO BENE VOTO 6

I Negrita fanno parte di quella schiera di tanto caratteristici da poter creare un genere a parte a loro nome.
La canzone si fa sentire volentieri ma accantonare altrettanto volentieri

GHEMON – ROSE VIOLA VOTO 5

Ghemon annuncia la sua collaborazione con Crudelia Demon nel vestiario e pone sul palco una vocalità Nina Zilli che non gli avevo mai associato prima d’ora.
Testo lievemente intricato ma non mi conduce da nessuna parte.

EINAR- PAROLE NUOVE VOTO 6+

Einar si ricollega al mondo di Split con una ballad dove il ritornello sfocia in vibes tamarri Steve Aoki post 2013.
In compenso lui mostra una credibilità che solitamente non propone.

EX OTAGO – SOLO UNA CANZONE VOTO 7-

In un tripudio di denim, gli Ex Otago portano un pezzo che coniuga una bella spinta testuale e una base ben strutturata.
Inoltre, il cantante, è potenziale materiale da milf idol. (Tommaso Paradiso, trema!)

ANNA TATANGELO – LE NOSTRE ANIME DI NOTTE  VOTO 5

Pensare all’anima di Gigi di notte risulta un filo creepy e falsa l’ascolto in partenza.
La canzone non è altro che l’ennesimo pezzo Tatangeloso che ti aspetteresti dalla Tatangelo.

IRAMA – LA RAGAZZA CON IL CUORE DI LATTA VOTO 8

Irama sfoggia ben in alto la bandiera che congiunge la sua essenza artistica: testi ben strutturati ed immediatezza espositiva.
La sua catfight al televoto non sarà altro che con Ultimo e il suo fandom.

ENRICO NIGIOTTI – NONNO HOLLYWOOD VOTO 9

La vena emotiva di questo pezzo ti travolge come un treno in corsa e legge tutte quelle pagine di un diario segreto che tendi a tenere ben richiuso nel cassetto.
Enrico Nigiotti con questo pezzo trova la chiave di questo cassetto.

MAHMOOD – SOLDI 6.5

Mahmood è l’evoluzione di Madh, nel nickname e nei vibes vocali.
Se i virtuosisimi dell’interpete a volte sfiorano l’eccesso, il pezzo è strumentalmente interessante.

Il premio Range Rover sulle gengive della serata, va senz’altro allo sketch in compagnia di Claudio Santamaria.

Ragazzi, che ne pensate della prima serata di Sanremo?
Sarei molto felice di leggervi nei commenti!

20 risposte a "Too Radical To Be Real: la prima puntata di Sanremo"

  1. Premetto che oggi pomeriggio scrivo una mia personale “recensione”, quello che non dirò lì lo scrivo qui… sono d’accordo con molti tuoi voti, anche se ho visto solo da Zen circus a Cristicchi, di quest’ultimo mi sono mancate un po’ di percussioni nel ritornello altrimenti sarebbe stata una bomba… ho apprezzato tanto anche Silvestri, ormai guardo più il contenuto che la forma.. il Volo invece non mi prende, trovo le loro canzoni tutte uguali, tutte sull’amore stereotipato.. Patty Pravo a me dispiace ma è stata un tantino imbarazzante 😅 anche da Ultimo mi sarei aspettata di più visto che mi piace molto.. sulla condizione mi aspettavo di meglio, Virginia l’ho trovata un po’ ingessata ma spero si sciolga un po’

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  2. Da brava telespettatrice mi sono guardata tutta l’interminabile prima puntata di Sanremo, eccomi quindi pronta a giudicare 😉 nonostante i pochi consensi il mio preferito è sicuramente Mahmood, conoscevo poco di lui prima dell’esibizione se per un feat con Guè Pequeno. Il beat è molto coinvolgente a mio avviso, svecchia un po’ la scena sanremese ed è evidente la produzione di Charlie Charles che di basi musicali rap, trap e hip hop se ne intende. Mi piace molto la canzone di Ghemon anche se credo le manchi qualcosa per essere veramente “wow”. Sono rimasta piacevolmente sorpresa da Daniele Silvestri, il testo della canzone è molto crudo, ma bello. Credo però che tra i papabili vincitori potrebbero esserci Irama (il testo è commovente, scritto appositamente per cercare di vincere Sanremo, nello stile “ti piace vincere facile”), Cristicchi e Il volo. Anche se ho già scritto un poema vorrei soffermarmi un momento sulla scenografia. Pessima. Siamo abituati a scale d’entrata imponenti, questa da quattro scalini messi lì a caso non mi piace proprio, in più nessun cantante l’ha percorsa durante la serata. Per non parlare delle poltroncine mobili delle prima file, muoversi continuamente a destra e sinistra non deve essere stato un granchè per gli spettatori, chissà che mal di mare 😉 Ok, la smetto di scrivere e ti auguro una buona giornata!

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    1. Ciao carissima! Concordo su Mahmood, ogni ascolto rende il pezzo ancora più interessante rispetto alla volta precedente, mentre per Ghemon (mi sono impegnata anche ieri sera) non colgo davvero nulla che potrebbe essere di mio gusto (se non brevi riferimenti testuali). Sinceramente vedo nei papabili anche il pezzo di Silvestri che, personalmente, adoro. Concordo sulla scenografia, le prime file non penso abbiano pagato per un biglietto a Gardaland!

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  3. Ciao Enrico Nigiotti ha scritto e interpretato una stupenda canzone come Cristicchi, la differenza, la canzone di Nigiotti è stupenda anche solo con l’ascolto, quella di Di Cristicchi perde parecchio è un pezzo più teatrale. Tipo Tosca ( voce stupenda) se la vedi cantare la canzone acquista tantissimo, se ascolti solo il pezzo perde molto.

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