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Too Radical To Be Real: perché Sanremo è Sanremo!

Prima di questo blog, mi sono sempre ostinata a snobbare un certo tipo di meccanismi – prevalentemente di natura musicale – per poi assisterne alla decantazione per antonomasia, in compagnia della dignitosa privacy del mio salotto.
Ebbene sì: faccio parte di quella schiera di italiani che, la seconda settimana di Febbraio alla domanda “hai visto Sanremo?” risponde con una smorfia indecisa, ma in realtà conosce a memoria la scaletta della serata e il numero di cravatte cambiate da Baglioni.

Questo post, vuole assumere le sembianze di un annuncio definitivo ed ufficiale: questa settimana infatti, Micalien verrà inebriato dal profumo ardente dei fiori di Sanremo, nonostante non ci sia più l’ombra di una margherita mezza morta da diciassette anni, sul palco dell’Ariston.
Ogni giorno infatti, per tutta la durata della kermesse, troverete una rubrica di recensioni delle serate del Festival, dove potremmo esprimerci insieme sulle canzoni e commentare le varie cadute di stile – di natura artistica o meno – che ci investiranno come Range Rover impazzite.
Leggete dunque questa piccola capsule come una lieve critica un poco bohemienne al papillon di Vuitton del cane del signor Sanremo, lo stesso che mi condurrà successivamente a sposarmici, imparando poi ad amarlo con tutte le sue trashate e i pezzi discutibili che inserirò nelle playlist segrete di Spotify.

Too radical to be real: perché Sanremo è Sanremo vorrà essere di vostra compagnia nei momenti in cui, Baglioni, andrà a sfoderare i brandelli di discografia rimasta incompiuta lo scorso anno.
Preparate dunque i plaid, un pacchetto di Tarallucci e la vena da blogger inacidito che nascondete sotto il cuscino: Febbraio è giunto ed è ora di tirarla fuori.

Voi guarderete Sanremo? Vi siete già costruiti delle piccole aspettative in base ai testi pubblicati in anteprima?
Sarei felice di leggervi nei commenti!


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15 risposte a "Too Radical To Be Real: perché Sanremo è Sanremo!"

  1. L’unico Sanremo che ho visto dall’inizio alla fine è stato quello condotto dalla Litizzetto e Fazio nel 2013, e quello del 2016 per le comparsate di Virginia Raffaele… le canzoni bene o male passano in radio o nelle playlist più ascoltate, finisce che le conosco tutte per forza… diciamo che lo seguo e non lo seguo, è di certo un pilastro per la musica italiana, non tutti gli artisti di quest’anno li avrei portati su un palco del genere, soprattutto gli esordienti appena usciti dai talent che ancora non hanno una carriera alle spalle… detto questo vedremo cosa ne uscirà 🙂

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  2. Diciamo che non lo guardo. Però non posso negare che lui guardi me. Nel senso che io sarò seduto sul divano, tentando di leggere qualcosa, mentre al mio fianco la mia dolce metà ascolterà il tutto in devoto silenzio (soprattutto quando ci sarà il Claudio Maximo). Insomma, potrei definirmi uno spettatore a mia insaputa! 😉

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