Nuovi suoni: l’universo di Ekat Bork

underground!

Il mio approccio con Ekat Bork ed il suo ultimo progetto Kontrol, raggiunge il massimo del suo hype in un viaggio in auto dove, il meteo, fornisce l’impressione recondita di trovarsi in un videoclip fine Anni 90.

Ekat Bork é un’artista di origini siberiane che vanta alle spalle diversi progetti e che, mi viene descritta, come fiera portatrice di un sound che ti pone sull’attenti, in virtù di una sperimentazione di nuove sonorità sempre dietro l’angolo.
Decido dunque di andarmi a gettare in questo decantato pericolo e mi cimento nell’ascolto di questo piccolo universo che, anche se lì per lì non ne ero ancora a conoscenza, mi avrebbe condotto in un mondo di congiunzioni bellissime e super riuscite.

Kontrol è un EP composto da quattro pezzi dal profumo inebriante di paesi nordici, ghiaccio ed elettropop, che trova il massimo della sua celebrazione nell’unione con la voce di Ekat, un velluto in contrasto e comunione con la natura apparentemente artificiale del genere proposto.
I pezzi sono un connubio di sensualità, ricerca e un’importante imponenza testuale, in costante convivenza con un’elaborazione sonora molto attuale.

Man mano che si lascia scoprire, Kontrol, si rivela un EP elegante, evitando però il rischio e l’hamartia delle interpreti femminili eleganti: la poca immediatezza.
Se il disco è in grado di colpirmi in maniera abbastanza immediata infatti, non è certo definibile di facile comprensione.
Suppongo, avendo spulciato fra la discografia di Ekat, che l’intento fosse proprio quello.

Resta il fatto che, su tutti, il brano che ha saputo rapire la mia attenzione e canalizzarla in meandri di hype assoluto, è stato Heroin.
Ritengo infatti che sia Heroin, il tassello del puzzle che possa riassumere e congiungere tutte le analisi sopracitate, nonché un singolo che riterrei super versatile anche in contesti più mainstream.

Se foste interessati ad ampliare la sfera elettropop con una proposta molto valida, il mio consiglio verte senz’altro su Kontrol e sul percorso generale di Ekat.
Potete monitorare le sue attività social sulle piattaforme che vi lascio qui di seguito ed ascoltare il suo album nei link di riferimento.

Ekat Bork on Facebook
Ekat Bork About Me
Ekat Bork On Instagram

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Michael Jackson: tutto ciò che i media non ti hanno detto

Rumore e pensieri

La motivazione che mi ha spinto ad aprire questo blog, verte prevalentemente nel voler raccontare la musica in molte delle sue sfaccettature.
Vi chiedo scusa dunque se, nell’esposizione di questo pezzo, andrò inevitabilmente ad allontanarmi dalla musica nel suo senso più stretto, per toccare aspetti ben distanti dalla natura di questo spazio.

Nel corso di queste giornate, viene diffusa la notizia che in occasione di un festival cinematografico molto rinomato, verrà proiettato un documentario destinato senza dubbio a provocare forti discussioni.
La pellicola infatti, andrebbe a porre all’attenzione del pubblico testimonianze riguardanti abusi sessuali che, Michael Jackson, avrebbe perpetrato a danno di due bambini, all’epoca di sette e dieci anni.
In questo articolo non troverete riferimenti precisi ai nomi degli accusatori, dei produttori del progetto e del contesto in cui quest’ultimo verrà pubblicizzato: sono facilmente rintracciabili su Internet e non voglio ricamare un contesto – studiato ad hoc – per la promozione di certi meccanismi.
In questo articolo, non troverete nemmeno i deliri di una fan con la convinzione che Michael Jackson fosse la reincarnazione terrena di un angelo: non fornirei comunque una visione obbiettiva, a prescindere da dove l’asticella delle mie opinioni vada a pendere.

Vorrei che questo articolo si tramutasse in una ricostruzione dei fatti oggettiva perchè, troppe volte, la figura umana e artistica di Michael Jackson è stata contaminata da informazioni inesatte o trasmesse per sentito dire.
Questo articolo vuole essere il filo conduttore di una rielaborazione chiara e netta delle accuse fatte a Jackson per permettere sì, di costruirsi un’opinione propria, conclamata però da una conoscenza dei fatti che vada oltre le radici di un giornalismo becero che predilige le sentenze facili e la bocca intrisa di gossip.

Le prime accuse.

Le prime accuse di molestie su minore, ricadono su Michael Jackson attorno al 1993 quando, un dentista radiato dall’albo, lo accusa di aver molestato il figlio tredicenne.
Il dentista formalizza le accuse in sede civile, ovvero limitandosi alla richiesta di un indennizzo monetario a carico di Jackson.
È in questo momento che, Michael Jackson ed il suo team, commettono il primo errore fondamentale di questa infinita scarica di scandali e accuse.
Decidono infatti di versare agli accusatori un’importante somma di denaro, per tentare probabilmente di salvare l’immagine dell’artista, ormai ridotta in brandelli.
Solo dopo, vengono alla luce delle telefonate in cui l’accusatore sostiene apertamente di voler distruggere Jackson perchè non aveva voluto prestargli dei soldi, adibiti probabilmente, alla sua riammissione all’albo.
Pochi mesi dopo la morte di Michael, avvenuta nel 2009, l’ormai adulto e presunto vittima di molestie, ammette quanto le accuse fossero tutta un’invenzione del padre, nel tentativo di estorcere soldi al cantante.
Il padre del ragazzo, dopo le dichiarazioni del figlio, si toglie la vita sparandosi un colpo di pistola.

Nuove casistiche e sviluppo definitivo.

Trascorrono circa dieci anni e nuove polemiche vengono alla luce.
Il filo conduttore, parte dalla messa in onda di un documentario che, travisando totalmente le parole di Jackson, fornisce dichiarazioni che andrebbero a sostenere quanto per Michael, fosse normale condividere il proprio letto con dei minorenni.
La troupe di Michael Jackson, ormai abituata a certi exploit di delirio pseudo-giornalistico, decide però di registrare con una telecamera nascosta l’intera ripresa del docufilm, pubblicando poco dopo la totalità del girato in un’elaborazione molto chiara.
Vi lascio in allegato il materiale per permettervi di avere una visione più completa.



L’entità della seconda molestia cardine, arriva proprio in questo periodo, da una famiglia che Michael aveva ospitato nel suo decantatissimo ranch.
Il tutto parte e si sviluppa dalla testimonianza presente nel documentario sopracitato dove, il ragazzino in questione, sostiene di aver condiviso il letto con Jackson nel senso più improprio del termine.
Solo il tempo fa emergere il tempestoso passato della famiglia accusatrice che, alle spalle, cela un’importante quantitativo di denunce molto simili, ai danni di personaggi famosi e aziende rinomate.
Un esempio lampante risiede in un caso risalente a qualche anno prima dove, uno dei figli della donna, viene fermato in seguito ad un piccolo furto all’interno di un supermercato.
Nella stessa occasione, il ragazzo, andrà a sostenere di aver visto una guardia dello spazio commerciale in questione, picchiare e molestare sua madre.
Solo durante il “processo Jackson”, ammetterà di essersi inventato tutto sotto suggerimento della madre stessa, per accapparrarsi l’indennizzo di 100.000 dollari proposto dalla catena di supermercati.
Per quanto riguarda le accuse mosse direttamente al cantante, furono riscontrate parecchie discordanze fra i racconti della famiglia accusatrice e le evidenze effettivamente a disposizione.
L’insieme di tutti questi fattori – ed una serie di dettagli a sfondo prettamente legale (nel caso foste interessati ad ampliare il discorso trovate tutto facilmente sul web) portano la Corte a decretare l’innocenza totale di Jackson.
Nel giugno del 2005 Michael Jackson è ritenuto dunque non colpevole di tutti i capi d’imputazione per mancanza di evidenze che andassero effettivamente a provare, la veridicità dei fatti.

Nel caso specifico di questo nuovo documentario, le persone da cui partono queste testimonianze sono persone che, sotto giuramento, hanno sostenuto di non aver mai subito o riscontrato atteggiamenti impropri da parte di Michael Jackson o che comunque, hanno già intentato cause milionarie ritrattando più volte le accuse.

Tengo nuovamente a sottolineare quanto, questo articolo, voglia essere solo un elemento chiarificatore di fatti che, troppo spesso, non vengono riportati o presi in considerazione.
L’omissione dei nomi delle persone in questione e dei progetti trattati, è totalmente voluta perchè non ritengo sia necessario pubblicizzare o decantare personaggi o situazioni, alla ricerca dichiarata di pubblicità e celebrazione.
I fatti sopracitati non sono frutto di interpretazioni o di opinioni personali, si limitano ad essere una narrazione di avvenimenti realmente accaduti e che hanno giocato un ruolo fondamentale nel corso del processo ai danni di Michael Jackson.

Spero che, in seguito alla lettura di questo pezzo, possiate avere una visione più chiara di un caso sì, ultra trattato, ma poco conosciuto nella veridicità delle sue radici.

pic credits @ mj edits on tumbrl
youtube credits @ Valexina78



Playlist da traffico molesto e viaggi in auto indimenticabili

Playlist

I legami che ci vincolano a volte sono impossibili da spiegare.
Ci uniscono anche quando sembra che i legami si debbano spezzare.
Certi legami sfidano le distanze e il tempo e la logica.
Perché ci sono legami che sono semplicemente… destinati ad essere.

Meredith Grey



Diceva così Meredith Grey, ancora inconsapevole che, da lì a poco, avrebbe perso 5/4 della sua famiglia e dell’equipe ospedaliero con cui era solita collaborare.
Dicevo così io, in concessionaria, quando stavo per acquistare quella che sarebbe entrata nella storia come La Prima Macchina Della Mia Vita.
Ho sempre avuto una concezione abbastanza irrealistica della mia auto, sin dai tempi in cui i miei occhi hanno incrociato i suoi abbaglianti.
Non l’ho mai percepita come un banale mezzo di trasporto come, un occhio inesperto, può constatare.
La guida ha sempre rappresentato per me una specie di Super Bowl dove poter sfoderare acuti che Beyoncè levate, nonchè la location perfetta per la manifestazione di una veridicità che, la vita sociale e la civiltà, non ti permettono di esternare.
Dovete sapere che, sin dai tempi in cui gestivo la frizione come se fosse un problema governativo, la mia soddisfazione si celava dietro al fatto di quanti cd fighi avessi creato per la mia autoradio.
E nonostante sia trascorso qualche anno e il mio status di guida non sia più un pericolo per il 94% degli automobilisti – grazie papi – uno dei motivi cardine che mi spingono a navigare l’intricato universo delle strade italiane, si cela ancora una volta dietro alla musica.
Ecco dunque, come creare legami indissolubili e duraturi con la vostra auto, tramite l’aiuto delle nostre amatissime playlist.


1) Un pezzo rap da memorizzare

Aggiungete alla vostra playlist un pezzo che vi metta nelle condizioni di sfoggiare barre tali, da farvi sentire un vero e proprio Rap God.
Fate tesoro dei viaggi in solitudine per fare pratica, per poi sparare a raffica la vostra attitudine ai – fortunatissimi – passeggeri.

Consigli :
Look At Me Now – Chris Brown ft Lil Wayne, Busta Rhymes
Manolo – Trip Lee ft Lecrae
Doubt – Twenty One Pilots

2) Pillole di musical

Selezionate il musical clou dei vostri anni e ribollite nella confortevole – e spesso imbarazzante – acqua termale a getto diretto sui vostri ricordi.
Consigliato per i viaggi lunghi e in compagnia.

Consigli :
Summer Nights – Grease
Never Enough – The Greatest Showman
Breaking Free – High School Musical


3) Canzoni incazzate

Ottime per quelle strade che, sapete, vi condurranno inesorabilmente alla radice proficua e radicata di un traffico che sembra aspettare solo voi.
Indicatissime anche prima di andare al lavoro.

Consigli :
Rape Me – Nirvana
Morphine – Michael Jackson
Over Again – Mike Shinoda

4) Sezione di acuti e virtuosismi

Ritornelli che sembrano sfiorare picchi di note che non credevi esistessero, fino a quando il fuoco nelle corde vocali ne sfiora uno e non lascia scampo ad ulteriori dubbi.
Attenzione: questi pezzi vi inducono a pensare di avere talenti che, in realtà, non possedete.
E’ solo l’hype del momento.

Consigli:
Halo – Beyoncè
My Heart Will Go On – Celine Dion
Million Reasons – Lady Gaga


5) Pezzi da videoclip

Dove il vento sembra vibrare sui vostri capelli come solo nei servizi fotografici di America’s Next Top Model avete visto.
Le strade sembrano infinite ed il cemento, è colpito solo dal tepore delle vostre ruote.
Vi chiedete se tutto sia deserto per rendere l’atmosfera poetica o se siete gli unici stronzi ad andare a lavorare in orari improponibili.

Consigli:
There Is A Light That Never Goes Out – The Smiths

Little By Little – Oasis
Jesus To A Child – George Michael


6) Riff caratteristici che non perdonano

Tutto quell’universo che verte in sound che ti inducono a cambiare la marcia solo nel momento in cui la ritmica del pezzo lo impone e non quando, il motore, sembra tenderti la mano in un saluto eterno e definitivo.

Consigli:
Another One Bites The Dust – Queen
Perm – Bruno Mars
Why’d You Only Call Me When You’re High? – Arctic Monkeys

Quali sono i vostri must da automobilisti conclamati?
Sarei felice di leggervi nei commenti!


Pic from @ElvinaInWonderland Tumbrl

La narrazione musicale del mio 2018

Playlist

Il tempismo di questa pubblicazione, se effettuata appositamente nel corso del primo di gennaio, si sarebbe rivelato perfetto e super sincronizzato con il senso di questo articolo.
La verità è che, il primo giorno dell’anno, non mi ha regalato altro che sconnessioni grammaticali da brividino che ho preferito evitarvi perchè, di cominciare l’anno fra verbi pregni di fragolino e spumante, proprio non lo meritate.

La tendenza generale tipica di queste prime giornate dell’anno, verte su una specie di bilancio su quello che è stato e su quello che sarà, il tutto condito di una positività che, leggo su Instagram, generalmente scompare attorno al terzo giorno del mese.
Quindi, se la vostra asticella è incline alla positività come la celebrazione della vita è incline al due novembre, tenete duro, ritorneranno tutti stronzi e negativi nelle prossime ventiquattro ore.
Come dicevamo è tempo di bilanci e ho deciso di effettuarne uno dal punto di vista prettamente musicale, per analizzare quali picchi di genere abbia sfiorato maggiormente l’anno appena trascorso.
Questo pezzo sarà una specie di dupe economico del famigeratissimo Spotify Wrapped, un’analisi di ciò che il 2018 ha rappresentato, musicalmente parlando, per ogni account Spotify tranne il mio perchè, nonostante 264 tentativi, il sito continua a ricaricarsi all’infinito.
Forse vogliono farmi una playlist del decennio nella sua totalità?

Resta il fatto che, dovete immaginare la mia annata musicale come un campo da calcio dove, la linea centrale, divide il team del mainstream da quello del vagamente – ma saggiamente – ricercato.

Per l’agguerritissima squadra del mainstream, troviamo dei pezzi che, se analizzati a livello psicologico, potrebbero comporre il profilo di una tredicenne, apparecchio, venature ballad negli occhi e una passione per i film che dipingono standard super irrealistici per quanto riguarda le relazioni amorose.

Dall’altro lato, a gran voce, troviamo l’universo ricercato e in eterna combutta-  e convivenza- con il team appena citato.
Vi chiedo scusa perchè, di 2018, questi pezzi hanno solamente il periodo storico in cui sono stati riprodotti.

Per farmi perdonare – anche se gli artisti sopracitati senz’altro non sono una pena per le orecchie – ho deciso di posizionare come album dell’anno un disco che, effettivamente, nel 2018 ha visto la luce.
Sto parlando di A Brief Inquiry Into Online Relationships dei The 1975, di cui, fra l’altro, ho parlato QUI sul blog poco fa.
Una particolare menzione va senz’altro ai miei pezzi preferiti dell’album I Like America and America Likes Me, Love It If We Made It e I Always Wanna Die (Sometimes).

 

Questa era la narrazione musicale – e romanzata – del mio 2018.
Sarei felice di leggere la vostra nei commenti!
Approfitto dell’occasione per augurarvi un serenissimo anno nuovo e per ringraziarvi per il supporto, sopratutto per quanto riguarda l’ultimo articolo.
Ho davvero apprezzato!
Alla prossima!

 
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