XF12: slang, draghetti e pillole musicali

Concerti - Recensioni

La quantità di articoli che parlano di X Factor, in particolare nel giorno seguente alla puntata, potrebbe essere inferiore solo alle gaffe rigettate dalla Mara Maionchi Nazionale, nel corso della seconda puntata del talent.

Perciò, suppongo che mi piacerebbe analizzare la trasmissione da un altro punto di vista e, suppongo di volerlo fare, con un ritardo sulla linea temporale che mi permetta di proporlo nel modo più lucido possibile.
Scherzo, in realtà ho lavorato come una iena e non ho avuto il tempo di pubblicare.

SPOILER ALERT: il rischio, con un certo grado di consapevolezza, è quello di rivoltarmi d’un tratto, in un minestrone senza fine.
Un po’ come i Seveso Casino Palace che, con la loro proposta di Amore Capoeira, mi hanno fatto sospettare l’improvvisa apparizione sul palco di mia zia Pasqua, con un vassoio di tartine tra le mani (giusto per aggiungere ancora un pizzico di credibilità e coerenza alla performance).

Andando ad oscurare per un attimo il lato tecnico della trasmissione, vorrei soffermarmi su un aspetto che ogni volta mi sconvolge perché, seppur trash, rappresenta annualmente uno dei motivi per cui X Factor, mi fa raggiungere livelli di delirio mai sfiorati da nessun altro programma.
Il tutto risiede, sostanzialmente, nello slang adottato dai giudici.
A volte mi chiedo se, questi ultimi, vengano selezionati effettivamente per esperienza e cultura musicale, o per la capacità di partorire cimeli della caratura di Anche a Max Pezzali piace l’Heavy Metal ma non fa l’Heavy Metal oppure Volevo essere Lou Reed ma sono quello della vecchia che balla.
A proposito di Lodo Guenzi, a livello di slang può regalarci delle permanenti emozioni, anche perché io saluto già con un Ciao Draghetti , il 75% delle mie amicizie.
Se uniamo inoltre il suo tono vocale e l’accento da cartone animato, sono sin da subito in grado di proiettarmi in una spa di relax e soddisfazione.

La seconda puntata del talent ha celato diverse verità tra cui la scoperta del reale anno di nascita di Ghali (il 2012 secondo Mara), la conferma dell’appartenenza di Manuel Agnelli alla famiglia Cullen (dopo un’immersione improvvisa nella nebbia) e che, se ti risvegliassi Shaggy, potresti avere il microfono spento per 3/4 di esibizione, il tutto al fine di collaudare gli strumenti per TonyEffe.

Alla fine, sono stati i Red Bricks Foundation ad abbandonare la gara, contro un Emanuele Bertelli che, a mio avviso, aveva già bruciato la sua stella alle audition.
Curioso come, i Red Bricks, fossero la band con il livello strumentale più a fuoco all’interno del contest, supportati forse da un frontman troppo troppo difficile da cogliere, anche solo in superficie.
Ciò che è immediato e palese è quanto, il batterista della band, sia in realtà Ignazio Boschetto de Il Volo alla ricerca del brivido metal.
Il tutto, con la collaborazione del bassista, palesemente un Lorenzo Licitra, che ci riprova.

PREFERITI DELLA SERATA:

 

 
@credits : tutte le immagini riportate in questo pezzo sono state prese dal sito ufficiale di X Factor Italia :  https://xfactor.sky.it/xf12/concorrenti/

Annunci

4 pensieri su “XF12: slang, draghetti e pillole musicali

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...