Ciò che accade a Londra rimane sul blog

Viaggi

Sono partita alla volta di Londra con la speranza che mi entrasse nell’anima e con la certezza matematica che, nei meandri del sonno, si fosse già insidiata, considerando l’orario primitivo previsto per la partenza.
Ci sono arrivata invece investita da una valanga di liquidi sotto i 100 ml e il peso inanimato del bagaglio a mano e dei miei sogni adolescenziali, tutti ben in fila alla ricerca di un qualcosa che ho sempre creduto di trovare nelle fanpage di Twitter.

Invece arrivo, arrivo a Londra ed il vento ha un flusso che mi ricorda la sera del naufragio del Titanic ed il cielo, sempre descritto su Tumbrl come il risultato di una sfumatura argentea e sfavillante, è solo il cielo di una giornata nuvolosa.

Eppure io avverto qualcosa dentro, sin dal momento in cui le mie Adidas toccano il suolo londinese.
Lì per lì non posso però nominare concretamente la sensazione che sento divampare, anche perché le ore di sonno sulle spalle non sono tali da utilizzare una qualsivoglia licenza poetica.
Eppure la sensazione rimane e mi pervade, ed io mi sento felice e pronta per abbandonare pizze, mandolini e piatti di carbonara, per tentare di gettarmi completamente in quello che, per qualche giorno, sarà il mio quiz personale per un’esistenza british.
Non so quali saranno le prove e le domande che questo test mi sottoporrà, ma sin dalle prime ore capisco che potrei devolvere le mie credenziali bancarie ad un perfetto sconosciuto, se dovessi ancora per caso sentirmi rispondere con un lovely alla fine della frase o con quell’accento tipicamente britannico che – oddio è meglio fermarsi qui.

Se il viaggio è una fonte inesauribile di conoscenza e arricchimento, io ad oggi mi sento una buona studentessa: ho capito di avere una bellissima tendenza in fatto di metropolitane, non ho colto il criterio con il quale gli inglesi attraversano la strada e probabilmente, quando rivedrò la mia Ypsilon, salirò dal sedile del passeggero per guidare.
Ho avuto la possibilità di perdermi, di passare la pausa pranzo al fianco di un migliaio di persone e un altro migliaio ancora di racconti, ho avuto pezzi di storia proprio davanti agli occhi e in certi momenti ho avuto la sensazione di portarli nello sguardo.
Ho respirato la musica negli angoli delle strade, ho sentito i sogni fuoriuscire dalle chitarre e le piazze impregnate di speranza e ho capito perché tutti quegli artisti che venero, hanno trovato l’ispirazione nelle stesse strade che ho calpestato anche io.
Ho sentito che è bello vivere diversamente rispetto al consueto ed immedesimarsi in quelle persone che, con il dinamismo, ci convivono costantemente.
Ho capito che è inutile paragonare il proprio Paese ad un altro, per il semplice motivo che in quel momento nel nostro Paese non siamo e i confini che ci sigillano, li creiamo solo noi.
Ho inoltre scoperto di avere un’attrazione a tratti fatale per i ragazzi biondi e con le occhiaie ben marcate, ma forse questo è un dettaglio che spezza ogni poesia spiccia precendentemente ricamata.
Ma soprattutto, ho percepito quanto posso essere indipendente e quanto posso avere la possibilità di contare su me stessa, nel caso in cui dovessi averne bisogno.
E per questo, mi ringrazio.

Insomma, Londra non è una città maleducata, non ti avvolge e perseguita dal momento in cui atterri e non ha intenzione di elemosinare il tuo affetto.
Londra aspetta i tuoi tempi e poi ti abbraccia.
E per mia esperienza, difficilmente molla la presa.

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8 pensieri su “Ciò che accade a Londra rimane sul blog

  1. Capisco perfettamente quello che hai scritto. Ho avuto la fortuna di vivere lì un mese nel 2016 per uno stage, e non mi sono mai sentito così a casa come allora. Avevo il terrore di restare deluso, visto che avevo aspettative altissime e da sempre ammiro molto la cultura inglese, ma se possibile ha superato ogni previsione. Riesce a essere discreta ma magniloquente allo stesso tempo, a confonderti e rassicurarti; ti entra sotto la pelle piano piano e ti costringe a lasciare lì un pezzettino del tuo cuore. Lo ammetto, uno dei miei più grandi rimpianti è di non essere rimasto lì, sebbene ne avessi avuta la possibilità.

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      1. Per carità, se ce l’hai e ti piace, tenilo! Io sono a casa da un mese e sto diventando matto eheh
        Oltretutto non si capisce bene che ne sarà degli stranieri in UK, mi sa che c’è un limite dopo il quale possono restare, ma oggettivamente sono loro a tenere in vita Londra: mentre ero lì ho avuto a che fare con più italiani che inglesi!

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