Michael Jackson nel 2018

Concerti - Recensioni

 

IMG_g26z0e.jpg

Agosto 2018, un rinomato teatro nei pressi del centro di Milano.

Michael Jackson ha selezionato una venue decisamente inconsueta, a livello di capienza, per la presentazione del suo nuovo album, giunto appena prima che i sessant’anni di vita arrivino frementi alla sua porta.
La scelta, sembra però non essere casuale, in quanto l’intimità a tratti eterea delle nuove tracce, sembra quasi richiedere la presenza di pochi eletti.
Nel corso dell’attesa, ho l’occasione di cogliere quanto il palco si riveli di una semplicità a tratti basica, considerando i balzi scenografici a cui Jackson ci ha sempre abituati.
Ma gli anni sono trascorsi, limando certi aspetti e andando a scoprire la durezza di altri ancora e a sessant’anni, Michael, dichiara di essere alla ricerca dell’essenza: l’essenza nella scenografia, l’essenza nei testi e nelle sonorità più primitive della sua voce.
Ma è anche laddove la semplicità regna incontrastata sulla scena, che riesco a cogliere i dettagli dello stesso minuzioso perfezionismo di Michael, caratteristica che ne accompagna il viaggio musicale sin dagli albori.
Il microfono con l’asta diamantata, lo strascico di un tappeto rosso e una cascata di petali bianchi sul pavimento, sono solo i primi elementi che giungono immediati al mio sguardo.

Attendo questo concerto da periodi interdetti in cui i cantanti erano solo figure indefinite all’interno di uno scatolotto luminoso e, We Are The World, il pezzo che la maestra ci aveva affidato per la recita di Natale, nel corso dell’ultimo anno di asilo.
Temo di non avere la criticità necessaria per analizzare il concerto con una buona dose di distacco, fondamentale per la proposta di un live report professionale e che colga il maggior numero di dettagli possibile.

Ad un tratto la serata comincia e non mi è più possibile torturare i pensieri – e con essi le cuticole – ormai seriamente provate dall’emozione del momento: Michael, infatti, fa la sua entrata con l’eleganza del presente ed il sorriso beffardo dei tempi dei Jacksons.
Ci sono cose che si compensano e coniugano fra loro e, nonostante l’impeto del tempo, sono tutte sul volto di Michael, di pochi metri di fronte a me.

Il primo elemento che mi colpisce come un proiettile, risiede sostanzialmente nel modo in cui il talento di quest’uomo arriva dritto nei meandri di un qualcosa che tutti abbiamo, ma nel momento in cui saliamo sulla bilancia non è riscontrabile.
Eppure esiste, ha un peso ben specifico e Michael Jackson lo ha accolto tra le mani sin dai primi pezzi.
È incredibile come ciò che gli è stato donato – e che ha perfezionato con perseveranza – lo avvicini in maniera così umana e naturale alle persone, ma lo distanzi al contempo per unicità e grandezza.
Vedere Michael Jackson sul palco ti dona la sensazione di volerlo estrapolare tutto quel talento, con la consapevolezza immediata che tutto ciò non potrebbe essere semplicemente iniettato in un altro corpo: appartiene a Jackson in maniera troppo intricata e personale.
I pezzi si susseguono tra loro, la voce non è più quella dell’era di Bad, i passi non hanno più il dinamismo elettrico del venticinquesimo anniversario della Motown e va bene così, perché, incredibilmente, anche Michael Jackson ha le sembianze e gli acciacchi di un essere umano e la sua grande croce, è sempre stata quella di non poter manifestare mai del tutto la sua banale e dilagante umanità, per il mero timore di deludere.
Ma il dono, lucente, persuasivo, lo stesso che sembra quasi condurti al delirio è ancora lì, intatto nella roccia della sua esistenza.
L’unica differenza è che a contenere tutta quella luce, è un uomo che ha cucito nel volto il valore del riscatto, con gli altri e verso se stesso.
Un uomo che ha cambiato la storia di milioni di altri uomini ma che, finalmente, ha trovato pace e rispetto nella sua.

E’ inutile ma doveroso, specificare quanto questo live report sia frutto della mia fantasia e di come, nel mio più totale immaginario, le cose si sarebbero svolte se Michael Jackson avesse svolto un concerto nel 2018.
Per scriverlo, ho necessariamente dovuto modificare diversi aspetti di come la realtà ha fatto il suo corso, sostituendoli con fatti dettati totalmente dal modo in cui avrei preferito si mutassero le cose.
E credetemi, va davvero bene così: è giusto e fondamentale avere una conoscenza approfondita della realtà, ma talvolta, è bello preservare un angolo dove i fatti, hanno la rassicurante sembianza di ciò che sarebbe dovuto essere.

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...