Gli ingredienti per una playlist imbarazzante (ma ricca di soddisfazioni)

Playlist

Ci sono dei periodi nella vita, in cui la musica e i dischi che divoriamo sono talmente alternative e radical chic, da farci pensare seriamente di poter rincorrere le orme di Quincy Jones o di rappresentare una figura pertinente nella critica del Rolling Stone.

Sono periodi di estrema introspezione musicale, di giradischi con le puntine ormai dilaniate e quell’aria lievemente retrò ostentata appositamente dinnanzi ai vostri amici con la Dark Polo Gang in macchina.
D’un tratto cominciate ad utilizzare termini dalla caratura di underground, mainstream e cheesy mentre, sempre gli amici della Dark Polo, vi guardano stupiti, con un velo di preoccupazione vaga ma persistente negli occhi.
Perlomeno, questo è quello che succede a me durante questi periodi di estrema e prolungata immersione in tutto quel favoloso mondo musicale zeppo di chitarre, le stesse che ti cambiano la vita, e testi che sembrano essere stati scritti appositamente per la tua esistenza.

Di colpo, vengo però investita con puntuale prepotenza da periodi di buio che, come scoprirò in seguito, nascondono sempre una certa luce di soddisfazione in fondo al tunnel.
Sono i momenti delle playlist imbarazzanti, quelle che sfoggi in auto solo quando sai che sarai l’unico superstite o nel momento in cui possiedi un rapporto di fiducia estrema con gli altri eventuali testimoni.
La verità è che chiunque ha un lato musicale imbarazzante, lo stesso che nel tragitto verso il lavoro, ti ricorda i tempi in cui al lavoro non ci andavi o le giornate in coda sotto il sole per accaparrarsi una prima fila.
Diciamo che, se ad accomunarci è la cura con cui teniamo segreti questi pezzi, a renderci diversi sono i brani che utilizziamo per questi attimi di delirio mistico.
Il contenuto varia sicuramente in base alla generazione di appartenenza, se il ragazzo dei vostri sogni si celasse dietro a Troy Bolton o a Danny Zuko e se il vostro, fosse un poster di Den Harrow o di Shawn Mendes.

Insomma, la storia si ripete, i volti sono diversi ma gli ingredienti base per una playlist trash e imbarazzante sono sempre quelli, nell’ordine che preferite:

  1. una badilata di boyband – preferibilmente se della tua generazione, in modo da rendere i ricordi decisamente più riconducibili ad un momento specifico;
  2. uno spruzzo di teen idol – possibilmente con i pezzi cardine, in modo da rendere maggiormente partecipi gli eventuali testimoni di cui parlavo prima;
  3. un filo di brani più trasmessi nel canale o radio che eravate soliti ascoltare – nel mio caso potrei propinare le classifiche TRL di fine 2007;
  4. una mescolata di tormentoni estivi del periodo o dell’anno che preferite.

Per i più wild e indisciplinati, potrei azzardare anche l’aggiunta di pezzi tipici di una stagione in particolare, in una situazione climatica totalmente opposta.
Per esempio, nel mio caso, credo di aver inserito recentemente nella mia playlist Last Christmas degli Wham.
Per tentare di donare una prospettiva più realistica a questo piccolo articolo, vi allego qui sotto la mia personale – ma non per questo meno imbarazzante – playlist Spotify.

Qual è il vostro pezzo trash per antonomasia?
Condividete l’articolo con la canzone in allegato, oppure, se siete più underground, lasciate un commento qui sotto!

Alla prossima!

 

 

 

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