Fabrizio Moro @ Live Piazza Loggia BS – Live Report

Concerti - Recensioni

Sabato 14 Luglio, Piazza Loggia.

Il cielo sembra finalmente trovare un compromesso per accogliere la seconda data della tranche estiva del tour di Fabrizio Moro ed io, mi sento sin da subito una fievole testimone di quanto, le parole, possano mettere per il tempo di un live, tutti sullo stesso fronte.
Complice dell’atmosfera, sicuramente anche la location di Piazza Loggia nel centro di Brescia, che sembra sempre possedere storie vecchie e nuove da respirare.

Racchiudere il pubblico presente per la data di Moro in Loggia all’interno di un unico  target sarebbe banale, oltreché praticamente impossibile, considerando la varietà di persone e generazioni presenti al concerto.
Poco verso la mia destra posso chiaramente vedere una coppia di anziani, presumibilmente coniugi, lievemente in disparte, in attesa che il concerto cominci.
Più in lontananza, invece, sono tenui le urla dei bambini che inneggiano il nome di Fabrizio con una tenerezza nella voce che porta a chiedermi cosa ci regalerà questo concerto: se il graffio impertinente della verità o l’abbraccio rassicurante tipico del cantautorato italiano.
Se saranno testi della caratura di Portami Via o Eppure Mi Hai Cambiato La Vita ad avere la presa sul pubblico, oppure dinamiche sociali del livello di Pensa e Parole Rumori e Giorni.

La risposta non sembra voler tardare e la serata inizia con una certa – e mai disprezzata – puntualità, verso le 21.35 con un boato inusuale per le vie del centro di Brescia.

Mi ritrovo così, pienamente immersa in una folla che racchiude la perfetta congiunzione tra il boato mainstream post Sanremo e la fedeltà eterna dei fans storici: un connubio tra le hit urlate a pieni polmoni e i pezzi di nicchia, gli stessi che ti fanno provare quasi una certa gelosia, nel momento in cui vengono proposti al grande pubblico.

Sin dai primi pezzi, sento di cogliere una delle primissime cose che apprezzerò della serata: la scaletta.
Fabrizio avrebbe potuto benissimo servirci una carrellata di quelli che si definiscono i pezzoni, le hit che almeno una volta abbiamo sentito, incanalati nel traffico, prima di tornare a casa dal lavoro.
Al contrario, è quasi palpabile che Fabrizio Moro si voglia raccontare fino al midollo, lasciando che la serata renda il giusto tributo anche a quel sudore e a quelle lacrime che solitamente si celebrano in silenzio, le stesse che sembrano averlo condotto a proporre le sue parole al grande pubblico.
Lo fa optando per una scaletta non convenzionale, intrisa sì, di pezzi ultra conosciuti ma anche di piccoli gioielli che solo i ragazzi con il merchandising più datato sembrano rigettare al proprietario a squarciagola.

Il progetto di diffondere anche i pezzi meno conosciuti, viene però lievemente scalfito dall’acustica presente in piazza, non proprio ottimale.
Infatti, prevalentemente nei pezzi più ritmati, il testo viene spesso offuscato dalla parte prettamente strumentale dei brani, rendendone la comprensione più complessa da afferrare e interiorizzare al primo ascolto.
Moro la rischia e, a mio modestissimo parere, alla fine dei giochi, la vince, in netta e costante collaborazione con una band alle spalle che lo è solamente in senso fisico.
Percepisco aria di vittoria e riuscita, principalmente nel momento in cui avviene l’introduzione di Fermi Con Le Mani.
Il pezzo non è decisamente tra i più conosciuti del cantautore di San Basilio ed è scritto in memoria della vicenda di Stefano Cucchi, ragazzo vittima di un pestaggio della polizia che gli fu fatale.
Non è la tematica, non sono le fotografie che, verso le battute finali, mostrano il volto di Cucchi tumefatto: è Fabrizio Moro che, dimostra alla folla, di avere la credibilità, la licenza e l’estro di poter dare luce a qualsiasi storia, per quanto complessa, mediante la scrittura.
È come se ogni brano mostrasse al pubblico una specie di compito di cui lo stesso Fabrizio Moro sembra essere stato incaricato: Fabrizio Moro deve scrivere, deve farlo e deve portare ciò che meglio crede si debba affrontare in un contesto pubblico.
Per tutto il corso del live dimostra di spaziare tra temi di vario spessore, dall’amore fisico a quello spirituale, da quesiti che sembra porre a se stesso e ad altri che pone direttamente alla società, cantando di paure che dalla sua bocca sembrano appartenere un po’ a tutti noi.
E non importa se tutto questo debba avvenire in una piazza super gremita di sabato sera o in un locale squattrinato in chissà quale provincia: l’impatto, molto probabilmente, sarebbe lo stesso.

La serata scivola via in fretta, nonostante Moro e compagni abbiano riprodotto e costruito un live molto simile al concerto dello Stadio Olimpico e della durata di due ore.

Non mancano i pezzi up tempo, le ballad da riflessioni che pesano di sabato sera, ma credo non sia corretto svelarvi in toto la scaletta proposta: ritengo che, se avrete la possibilità di partecipare ad una tappa del Parole Rumore ed Anni Tour, il mio sia da considerarsi un regalo. Sarete liberi di scartarlo in piena autonomia.

Torno a casa con una bella sensazione nel petto e con la risposta alla domanda che mi ponevo precedentemente: il concerto di Moro è una verità graffiante che non dimentica però di porgerci una pacca rassicurante sulla spalla.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...